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La Municipàl: fuori il nuovo doppio singolo “La terza stagione di Dark/Finisce qui”

“LA TERZA STAGIONE DI DARK/FINISCE QUI” è il nuovo doppio singolo de LA MUNICIPÀL. Si tratta del quarto capitolo del progetto “Per resistere alle mode”, caratterizzato dall’uscita di 5 doppi singoli (rilasciati in digitale e in formato vinile 45 giri a tiratura limitata) prodotti da luovo e Artist First, che saranno poi raccolti in una speciale pubblicazione a completamento del percorso.

Ascolta i brani su Spotify

Un inizio 2021 molto importante per La Municipàl, che ha aperto il nuovo anno firmando la sigla di “Magazzini Musicali”, il programma televisivo dedicato alla musica in onda su Rai2, e che ha visto Carmine Tundo riscuotere grande consenso con il disco “Gran Riserva”, album di debutto del suo nuovo progetto sotto il nome Diego Rivera.

Ora, con l’uscita del doppio singolo “La terza stagione di Dark/Finisce qui”, continua il percorso di “Per resistere alle mode”: un tracciato che amplia il concetto di album e diventa “viaggio interiore” attraverso canzoni che mettono a nudo le tante anime, spesso contrastanti, del progetto musicale guidato da Carmine Tundo.

PER RESISTERE ALLE MODE – IL PROGETTO”

“PER RESISTERE ALLE MODE” è il nuovo viaggio de La Municipàl. Un percorso artistico originale che amplia il concetto di album e diventa “viaggio interiore” attraverso canzoni che mettono a nudo le tante anime, spesso contrastanti, del progetto musicale guidato da Carmine Tundo.

“Per resistere alle mode” è stato inaugurato a febbraio 2020 con l’uscita del primo doppio singolo “Quando crollerà il governo/Fuoriposto” e con l’annuncio di una prima serie di concerti, il “Fuorimoda Tour”, originariamente previsto in partenza a marzo, tuttavia sospeso in seguito alle ordinanze governative per l’emergenza coronavirus.

Al primo doppio singolo, sono seguiti “Canzone d’addio/Che cosa me ne faccio di noi” e “L’Orsa Maggiore/Al Diavolo”, il secondo e il terzo capitolo di questa inusuale pubblicazione discografica.

“Per resistere alle mode” è un ulteriore avvicinamento verso la parte più vera di noi stessi, l’approdo alla consapevolezza di essere Fuorimoda e sentirsi a proprio agio in questa condizione.

È questa una presa di coscienza che coinvolge l’intero progetto de La Municipàl, che apre ora al nuovo percorso con molte novità, anche di formazione, oltre ad un rinnovato approccio stilistico e comunicativo.

L’intero progetto, inoltre, non verrà mai stampato su CD, ma si incarnerà in forme e formati di diffusione non convenzionali, in cui ogni doppio singolo sarà caratterizzato da un forte dualismo tra lato A e lato B di ogni uscita.

La Municipàl, negli ultimi anni, si è imposta come una delle migliori realtà musicali della propria generazione, ricevendo un forte apprezzamento da parte della critica che ha recensito e accolto con entusiasmo “Bellissimi difetti”, l’ultimo album rilasciato nel marzo 2019.

Lo scorso anno, inoltre, ha visto La Municipàl raggiungere una media di 160mila ascoltatori mensili su Spotify, superando i 4 milioni di stream e oltre 10 milioni di visualizzazioni su YouTube, registrando anche un importante incremento del pubblico ai concerti, grazie a una dimensione live che mette in risalto l’enorme potenzialità di questo progetto.

Dopo aver partecipato al Primo Maggio Roma, vincendo nel 2018 il contest 1MNext, La Municipàl è tornata sul palco del concertone in Piazza San Giovanni anche nel 2019 e, con il tour di “Bellissimi difetti”, ha fatto tappa nei principali club della penisola e in numerosi festival prestigiosi, quali Cous Cous Festival, Giffoni Film Festival, Voci per la libertà, Le Giornate del Lavoro, e moltissimi altri, proponendo un set che ha riscosso grandissimo successo.

LA MUNICIPÀL – BIOGRAFIA

La Municipàl nasce nel 2013. Ne fanno parte i fratelli Carmine e Isabella Tundo.

La proposta musicale è da subito solida, anche grazie al bagaglio di esperienza che un giovanissimo Carmine aveva già alle spalle – un Sanremo giovani nel 2010 con il progetto Romeus, un brano scritto per Malika Ayane, una vittoria assoluta alla XXII edizione di Musicultura nel 2011.

Il 27 maggio 2016 è la data di pubblicazione del loro album di esordio Le nostre guerre perdute, prodotto interamente da Carmine. Testi e musiche sono immediatamente riconoscibili e intercettano un disagio generazionale che dalla provincia si fa strada nelle grandi città. La matrice musicale è rock con una fortissima attitudine alla melodia.

Il tour di presentazione porta la band ad aprire i concerti di Skunk Anansie, Daniele Silvestri, I Ministri, Subsonica e a partecipare a diversi programmi radio e tv. Nel dicembre dello stesso anno a sorpresa, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro reinterpreta il brano Discografica Milano in un video che diventa virale sui social. Il brano entra così nelle classifiche Spotify tra i brani più ascoltati del mese.

A maggio 2018 la band vince il contest 1MNext che gli permette di suonare sul palco del Concertone del Primo Maggio di Roma a Piazza San Giovanni con il brano Lampadine. La canzone è contenuta in BSide, secondo lavoro discografico della band, pubblicato quello stesso anno dapprima in forma di EP e successivamente completato, nel 2019, con l’inserimento di due nuove tracce: Cartoline di fine estate e Come ci fotte l’amore.

A giugno 2018 esce la canzone I Mondiali del ‘18 e a luglio dello stesso anno Italian Polaroid. Seguono poi Mercurio Cromo (settembre 2018) e Punk Ipa (dicembre 2018). Questi brani sono il preludio al terzo album di inediti de La Municipàl, Bellissimi Difetti, che vede la luce il 29 marzo 2019, prodotto da iCompany per Iuovo / Artist First.

All’uscita del disco segue la pubblicazione di altri due estratti: Finirà tutto quanto e I tuoi bellissimi difetti. Il video di quest’ultimo viene presentato in anteprima esclusiva su rollingstone.it.

Il disco ottiene grandi apprezzamenti da parte della critica e del pubblico, che ai concerti, sempre più affollati, decreta La Municipàl come una delle realtà musicali più importanti della propria generazione.

James Senese: nel 2021 il nuovo album e l’uscita del documentario “James”

James Senese annuncia due importanti novità nell’anno appena iniziato. Nella tarda primavera l’artista napoletano pubblicherà un nuovo album di inediti, oltre all’uscita del documentario “James” di Andrea Della Monica, presentato con successo alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel settembre 2020.

Speriamo che questo 2021 ci porti pace e salute per tutti noi, ne abbiamo bisogno.

In un momento difficile come quello che stiamo attraversando ormai da quasi un anno, è importante continuare a guardare avanti, sperando di poter tornare alla normalità e a suonare dal vivo la prossima estate per presentare i brani del nuovo disco”. JS

Se il suo percorso artistico è ormai giunto al giro di boa del mezzo secolo – il primo album degli Showmen è datato 1969 –, la storia personale di Gaetano Senese in arte James affonda le radici nell’Italia, e in particolare nella Napoli, dell’immediato dopoguerra.  

Figlio di una ragazza napoletana e di un soldato afroamericano, cresciuto ai confini della città di Napoli, che da campagna ha visto trasformarsi in periferia, James Senese è stato a lungo alla ricerca di un’identità. Una ricerca che ha acquistato un senso quando ha iniziato a confrontarsi con le note dei grandi jazzisti americani. Appropriandosi di quella musica, infatti, James vi ha riversato tanto i conflitti di cui era testimone quanto quelli di cui era protagonista, senza mai allontanarsi dalla sua terra. Proprio questa tensione continua tra un legame viscerale e profondo con la sua città e l’anelito di ricongiungersi con la terra di suo padre attraverso la musica, rende l’esperienza musicale di James Senese un unicum dall’identità mai pacificata. 

Partendo dall’incontro con Mario Musella e gli Showmen, alla formazione dei Napoli Centrale – band seminale che ha tracciato il percorso di quel “Neapolitan Power” e che ha fatto di Napoli una delle città più creative e stimolanti dal punto di vista musicale – sino al sodalizio artistico e umano con Pino Daniele con il quale ha condiviso palco e studio per i suoi primi fondamentali album, Senese non ha mai rinunciato a comunicare la sua visione del mondo, la necessità per un musicista di veicolare un messaggio, un’idea, e non essere mero intrattenitore.

E’ molto difficile parlare di se stessi, nonostante la mia musica da molti anni dica chi sono, meglio di tante parole. Ciononostante voglio farlo con questo breve scritto.

Sono arrivato all’età di settantacinque anni felice di questo traguardo. Il tempo è una cosa che assume significato col passare degli anni; da giovane ci fai poco caso, non te ne curi. Ma poi quando comincia a correre cerchi di fissarlo, di rallentarlo. Io lo faccio armato di sax e sentimento.

Sono nato nel 1945, anno della fine della guerra, da padre americano e madre napoletana. Sin da piccolo ho sempre cercato di contrastare quello che ritenevo ingiusto, primo fra tutti il pregiudizio. Sicuramente il colore della mia pelle ha contribuito a sviluppare questo sentimento. Immaginatevi come poteva sentirsi nel 1960 un ragazzo di quindici anni napoletano guardandosi allo specchio, vedendosi diverso dai miei coetanei, e da quello che la società del dopoguerra imponeva. Insomma, ho avuto la mia parte di complessi da superare, cercando di sentirmi uguale agli altri che spesso non mancavano di far notare la mia “diversità”.

Poi un giorno ho scoperto lo strumento che ha cambiato per sempre la mia vita, il sassofono.

Lì ho condensato tutte le mie angosce, le mie paure, soffiandole via, letteralmente. Ho capito che potevo liberarmi di tutti i problemi, che potevo scacciare i timori che attanagliavano la mia anima. Sono di famiglia modesta, per non dire povera. Suonando decisi che avrei voluto parlare degli ultimi, di quelli che non ce la fanno, di quella parte di popolo che vive a testa bassa per portare a casa la pagnotta; ma avrei anche voluto parlare di amore e rispetto per le persone.

Non mi è mai interessato il denaro. Ho rinunciato a contratti importanti che mi avrebbero però fatto tradire quello in cui credevo, e credo ancora; la coerenza e l’onestà artistica.

Credo di essere diventato un buon musicista e un buon compositore, con sentimenti forti, lasciando da parte gli egoismi e i personalismi; ringraziando invece per quello che in cinquanta anni di musica ho ottenuto.

Di questo devo dire grazie a Dio, alla mia famiglia, che mi hanno dato la forza e i giusti valori.

Credo che soltanto il rispetto e l’accoglienza dell’altro, del diverso, possa contribuire alla pacificazione delle persone, e ci dia quella parte di felicità necessaria per amare il prossimo.” James Senese

Fuori ora Charme, Il nuovo EP di Roberto Albini feat. Miss Ade C.

Dal 25 gennaio sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali Charme E.P. il nuovo lavoro firmato dal dj producer Roberto Albini e dalla cantante e conduttrice radiofonica Miss Ade C.

Si intitola Charme E.P. (et. Mastercut Records) il nuovo lavoro del dj Roberto Albini, questa volta accompagnato dall’incantevole voce di Miss Ade C.

Lo stile Lounge/Chillout di Albini unito alla voce ipnotica e ammaliante di Miss Ade C. sono una combo perfetta: il risultato è un EP di tre brani, ai quali seguirà presto una seconda parte, attualmente già in produzione.

In Charme tutto è incantevole: le linee sensuali e melodiche si amalgamano alla superlativa voce di Miss Ade C. al suo primissimo esordio da cantante.

Tre tracce, un solo comune denominatore: l’amore.

I Take Care, Inside You, Looking for Love, tre brani sensuali e rilassanti, uniti da un unico fil rouge emotivo.

Charme E.P. è acquistabile da questi link: TRAXSOURCE e JUNODOWNLOAD

BIOGRAFIA

Roberto Albini

Roberto Albini ha iniziato la sua carriera artistica nel 1985 all’età di 15 anni, collaborando con alcune emittenti radiofoniche e diversi locali notturni nella zona dei castelli di Roma. Il sound di Albini spazia tra diversi generi musicali: House, Garage, Deep, Soulful ed Electro House. Nel febbraio 2008 inizia il suo viaggio discografico con “Doctor Music Rec., Con il lancio dei singoli” Free Spirit ” e “Northern Wind”, fondata con Daniele Piredda. Il duo inizia anche a collaborare con artisti internazionali per la creazione e la produzione di remix. Negli anni alterna il lavoro di produttore a quello di conduttore radiofonico e nel 2012 intreccia la sua strada con quella di Miss Ade C. Dal 2016 è uno degli artisti dell’etichetta Mastercut Records

Segui Roberto Albini su Spotify

Miss Ade C.

Nata sotto il segno della musica e dell’arte, lascia scorrere la vita ascoltando la propria colonna sonora. Pittrice di trompe l’oeil, speaker radiofonica, autrice, cantautrice, insegnante, curiosa nella vita e spugna del sapere a 360°. Cantante per passione da sempre. Dal piano bar a soprano in diversi cori, diventa Miss Ade C. nel panorama musicale. Nel futuro? Un libro da pubblicare, dischi da incidere e mai smettere di sognare.

Astro in Music: Acquario

Dimmi di che segno sei e ti dirò quale genere musicale fa per te! Astro in Music è la rubrica dedicata all’oroscopo musicale. Ogni mese una playlist di canzoni, dedicate a uno specifico segno zodiacale.

(copertina e illustrazione di Elena Damiano)

21 Gennaio – 19 Febbraio

Idealisti e sognatori, in perenne lotta tra la continua ricerca di libertà e d’indipendenza, e il bisogno atavico di trovare il proprio posto nel mondo, dove poter mettere radici. Ma anche dopo averlo trovato, non pensate che sia finita: l’Acquario ricomincerà presto a scalpitare e a desiderare la vecchia libertà.

Guai a tarpargli le ali: l’Acquario è il segno più libero e anticonformista dello Zodiaco. Per questo motivo, averci a che fare, costa tanta fatica.

Creativi, indipendenti, diversamente romantici e originali a ogni costo. La musica dell’Acquario è anticonvenzionale, sperimentale e spesso di natura impegnata. I temi sociali non sfuggono all’orecchio attento di questo segno, impegnato più pensare di voler fare che….a fare.

Generi musicali: elettronica, techno, rock, metal, rap e tutti i generi indipendenti (della serie: più non li conosce nessuno, meglio è).

Consigli in musica: quest’anno non fossilizzatevi su quello che ascoltate di solito. Spaziate e sperimentate pure, alla ricerca di un genere musicale del tutto nuovo che vi aprirà nuovi orizzonti e prospettive.

Playlist

Ecco una mini-playlist di 10 canzoni che un Acquario dovrebbe assolutamente ascoltare!

  1. One of These Days, Pink Floyd
  2. The Anthem, Onra
  3. Boomerang, Viva Lion
  4. I Wanna Be Adored, The Stone Roses
  5. It’s Not Unusual, Tom Jones
  6. Bell Bottom Blues, Derek &The Dominos
  7. La mia generazione, Mattia Caroli& I Fiori del Male
  8. Combat reggae, 99Posse feat. Mama Marjas
  9. The Great Gig in The Sky, Easy Star All-Stars
  10. A New Error, Moderat

Ora tocca a voi, amici dell’ Acquario: vi rivedete in questa descrizione? Se vi va di suggerirci qualche altro brano della vostra personale playlist di canzoni, segnalatelo in un commento.

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Che fine hanno fatto #8 – I Blue

Per questo primo Che fine hanno fatto di gennaio abbiamo deciso di portarvi in Inghilterra, per sopperire a modo nostro alla mancanza di viaggi. Per visitare il paese della Regina, del fish and chips e del brit-pop da quest’anno serve il passaporto, ma per questo viaggio non sará necessario. Oggi ripercorriamo la carriera di Duncan James, Lee Ryan, Antony Costa e Simon Webbe, i ragazzi che nei primi anni duemila conquistarono l’Europa e il mondo intero con il semplice nome Blue. Ammettiamolo, ognuna di noi era segretamente innamorata di almeno uno di loro (a fine articolo vi sveleró di chi ero innamorata io…), ma oltre al bell’aspetto i Blue erano dotati di un grande talento e hanno messo insieme in pochi anni un arsenale di indimenticabili hit.

Ryan e Antony si conoscono da ragazzini ad un casting e nel 2000 decidono di formare una band insieme al loro amico Duncan. Al trio manca decisamente qualcosa ed è per questo che i tre tengono delle audizioni per trovare un quarto componente. Simon si rivela un match perfetto. Sotto la supervisione del loro manager cominciano a lavorare al loro album di esordio, All Rise, certificato platino ben quattro volte nel Regno Unito. Ma è con il secondo album, One Love del 2002, che la carriera dei Blue impenna e, anche in Italia, nessuno sembra immune al loro fascino. È molto probabile che voi sappiate ancora a memoria i testi delle hit One Love and U Make me Wanna (io sí e non me ne vergogno). Spicca in questo disco la collaborazione con Sir Elton John, con il quale i Blue re-interpretano la splendida Sorry Seems to Be the Hardest Word.

Altro album, altro successo, altra collaborazione importante. Nel 2003 esce Guilty, trainato dal singolo omonimo, che contiene anche il brano Signed, Sealed, Delivered, I’m Yours, re-interpretato proprio insieme a Stevie Wonder. Fa parte del disco anche Breathe Easy, la canzone il cui testo viene riscritto in italiano da Tiziano Ferro con il titolo A chi mi dice e che diventa il singolo piú venduto in Italia nel 2004. Ultimo singolo estratto da Guilty è il brano estivo Bubblin‘. Alla fine dello stesso anno esce Best of Blue e l’inedito estratto, Curtain Falls, sembra prevedere quello che di lí a poco sarebbe successo ai Blue. Il testo della canzone recita ‘We’ll be ready when the curtain might fall’ (‘Saremo pronti se il sipario dovesse cadere‘) e in effetti da quel momento in poi il successo dei Blue sembra sfumare. La band si scioglie a fine 2005 perché i ragazzi vogliono tentare carriere da solisti.

Le voci di una reunion si diffondono nel 2009, ma si concretizzano solo nel 2011, quando i Blue si riuniscono per rappresentare il Regno Unito all’Eurovision con il brano I Can. Si classificano undicesimi e partono per un mini tour nel sud-est asiatico. Un nuovo album, Roulette, vede la luce nel 2013, prima in Germania e poi nel Regno Unito. Dal disco, che si rivela un flop rispetto a quelli che lo hanno preceduto, vengono estratti i singoli Hurt Lovers, Without You, Break my Heart, Ayo e Broken. Nel 2014 i Blue annunciano di aver firmato un accordo con Sony per due album. Nel 2015 esce Colours, ma vende cosí poco che la Sony decide di scaricare i Blue. I ragazzi hanno poi dichiarato di non avere intenzione di far uscire nuovo materiale, ma di volersi limitare ai tour.

Vi lasciamo con qualche curiositá:

  • Lee ha preso parte a diversi reality show, tra cui il Grande Fratello Vip inglese e Celebs Go Dating (una sorta di Uomini e Donne);
  • Antony si è cimentato con la scrittura e ha pubblicato Our Story, (auto)biografia dei Blue;
  • Simon Webbe ha messo grande impegno nella sua carriera da solista e ha pubblicato ben tre album, l’ultimo dei quali è Smile del 2017;
  • Duncan ha arricchito il suo curriculum con numerose apparizioni in film, serie televisive e musical, oltre che a lavorare saltuariamente come conduttore televisivo;
  • Di recente i Blue sono stati protagonisti di una pubblicitá per delle…caldaie. La trovate qui.

Lo ammetto…io avevo un cotta pazzesca per Duncan James! Chi era il vostro preferito? Ditecelo qui sotto e non dimenticate di seguirci sui nostri social. Ci trovate su Facebook, Instagram e Twitter.

Discovery Woman: 5 curiosità su mariah carey

Per il nostro nuovo numero di Discovery Woman, non potevamo fare a meno di dedicare qualche parola alla regina indiscussa del periodo natalizio: Mariah Carey. Da più di trent’anni, l’artista di Huntington (New York), ci stravolge con i suoi acuti fenomenali. Ma c’erano delle cose che non sapevamo, e le abbiamo riportate in questo articolo.

1) Il suo nome deriva da una canzone

I suoi genitori, Patricia Hickey ed Alfred Roy Carey trassero il nome per la loro terzogenita dal brano (And they call the wind) Mariah, dal musical Paint Your Wagon.

2) La sua famiglia è stata vittima di discriminazioni razziali

Proveniente da una famiglia di origini irlandesi, venezuelane ed afro-americane, la famiglia Carey, nel corso degli anni, è stata vittima di episodi di calunnie, discriminazioni e talvolta, violenza. Per questa ragione, la famiglia si è spostata spesso, all’interno dell’area di New York.

3) Ha avuto un dissing con Eminem

Eminem, il rapper di Detroit, è stato spesso al centro di tafferugli con altri artisti (non ultimo quello recentissimo con Snoop Dogg!), ma sapevate che anche con Mariah Carey c’è stato qualche dissapore? I fatti risalgono al 2009, periodo in cui i pettegolezzi dello show-biz furono spietati, arrivando persino ad ipotizzare una relazione clandestina tra il rapper di Detroit e la cantante newyorkese, sempre smentita dalla Carey. Ci fu uno scambio di canzoni spietate, da entrambe le parti (The Warning di Eminem e Clown di Mariah Carey, tra le altre).

4) Ha delle linee di profumi

Mariah Carey ha prodotto diversi profumi, dai nomi  M, Luscious Pink, Forever e Lollipop.

5) È apparsa in diverse serie tv

Maria Carey non è solo una cantante pazzesca! È apparsa in diverse serie tv, come l’iconica Ally McBeal nel 2002, ed Empire, nel 2015.

Conoscevate queste curiosità su Mariah Carey? Fatecelo sapere!

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40 anni senza John. Ma il mito di Lennon è più vivo che mai

Furono cinque, i colpi di pistola sparati da Mark David Chapman che misero fine alla vita di John.

Era la sera dell’8 dicembre 1980 e, da allora, sono trascorsi ben 40 anni. Quella sera David Bowie si stava esibendo in un teatro di Broadway con The Elephant Man e rimase perplesso quando si accorse che due posti in prima fila erano rimasti vuoti. Quei posti, Bowie li aveva riservati ai suoi amici John e Yoko, che quella sera avrebbero dovuto essere lì a teatro per lui. Solo quando trapelò la notizia della scomparsa di John, Bowie capì.

“I just shot John Lennon” furono le gelide parole di Chapman alla polizia, quel lontano 8 dicembre 1980. Ma dopo quattro decenni possiamo senza dubbio affermare che il mito di Lennon non è mai morto, anzi è più vivo che mai.

La notizia della morte suscitò dolore e commozione tra i fan di tutto il mondo, al punto che anche in Italia si decise di celebrare l’artista con una catena musicale via etere, attraverso l’ascolto di Imagine in tutte le radio.

Musicista di talento, militante e pacifista. Come spiegare John Lennon alle nuove generazioni? Probabilmente il modo più bello e immediato sarebbe quello di far ascoltare la sua musica ai bambini, perché non esiste modo migliore di comprendere John, se non attraverso la sua eredità.

Nel 1997 ero anche io una bambina e non conoscevo l’ex beatle, se non per sentito dire. Ma ricordo quella mattina di dicembre, poco prima di Natale, quando durante la lezione di inglese il maestro ci fece ascoltare Happy Xmas (War is Over). Fu subito amore.

Le parole dei testi di John Lennon hanno sfidato le leggi del tempo e dello spazio e sono arrivate intatte fino ai nostri giorni, con quella che è la potenza disarmante della semplicità. Ascoltare oggi Imagine (che è diventato il testamento musicale di John) significa ancora una volta immaginare un mondo diverso da quello in cui siamo stati catapultati, e sognare di azzerare quei muri e quelle distanze, che ci tengono prigionieri di schemi mentali in grado di alimentare soltanto egoismo e disuguaglianza.

Chissà come sarebbe stato se John Lennon fosse ancora vivo. Chissà quante cose avrebbe avuto ancora da dire, e chissà quali altre perle musicali avremmo avuto il piacere di ascoltare. E’ vero, l’8 dicembre 1980 è scomparso un uomo, ma quel giorno di dicembre ha sicuramente contribuito alla nascita di un mito immortale.

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Tina, the best: le 5 canzoni che hanno segnato la sua carriera

Discovery Woman è la rubrica dedicata alle artiste più rivoluzionarie e che hanno lasciato un’ impronta indelebile nel mondo della musica. Questo mese è dedicato a Tina Turner, che proprio qualche giorno fa ha compiuto 81 anni. Ripercorriamo le tappe più significative della sua carriera, attraverso le 5 canzoni che l’hanno resa celebre in tutto il mondo.

Una donna che ha fatto della sua vita un capolavoro, ottenendo premi su premi, riconoscimenti mondiali e grandi rivincite personali.

Anna Mae Bullock è il suo vero nome, ma tutti la conoscono come Tina. Una voce soul e rock da paura (che ha mantenuto intatta per oltre 5 decenni), un’ indomabile criniera leonina e tanta tenacia e determinazione: sono questi gli ingredienti che hanno reso Tina Turner l’artista più longeva del rock mondiale. La sua vita è paragonabile a un giro di montagne russe, fatto di salite impervie ma anche di discese a tutta forza. Nel 2018 ha compiuto 60 anni di carriera, celebrata anche con l’uscita di una nuova biografia. Per questo numero di Discovery Woman abbiamo deciso di ripercorrere le tappe più significative della sua lunga carriera, attraverso le 5 canzoni che hanno segnato ogni decennio.

A Fool in Love (1960)

Per la prima volta Little Ann incide un singolo in pieno stile soul insieme a Ike, che diverrà suo marito solo qualche anno dopo. E per la prima volta compare quello che diverrà il suo nome ufficiale, Tina Turner – anche se il brano viene inciso come Ike & Tina Turner. – Con A Fool in Love esplode il successo, Little Ann inizia a diventare celebre e il suo carisma è talmente trascinante che Ike fatica a tenerla a bada.

What’s Love Got to Do with It (1984)

Dopo aver inanellato un successo dopo l’altro ed essere salita in cima alle classifiche statunitensi (sempre affiancata dall’ingombrante presenza di Ike), per Tina inizia la discesa verso il baratro. La crisi culmina nel 1978, quando i due si separano ufficialmente. Tina è libera sentimentalmente e musicalmente, eppure la sua carriera non riesce a ingranare. Deve accontentarsi di qualche serata sporadica nei locali di Las Vegas, e diventa una valletta fissa nel varietà del sabato sera di Rai Uno (all’epoca Rete 1) Luna Park, condotto da Pippo Baudo. Ma nel 1980 viene notata da Roger Davies, il manager di Olivia Newton-John. E la sua carriera riparte alla grande, sia negli Usa che in Europa: la canzone What’s Love Got to Do with It, contenuta nell’ album Private Dancer (1984) diventa la prima e unica numero 1 in classifica negli Stati Uniti, cosa che le fa vincere un Grammy Award. La carriera di Tina riparte con un cambio look che rispecchia in pieno i canoni della donna moderna: audace, sicura di sé e determinata a riprendersi tutto quello che le appartiene.

The Best (1989)

Basta un pizzico di fortuna per diventare famosi. Ma per diventare delle vere e proprie icone immortali serve talento, impegno e passione. Tutto questo Tina ce l’ha, e quando compie 50 anni lo dimostra al mondo intero con The Best, probabilmente il singolo più celebre della Turner. Ha 50 anni ma non li dimostra affatto. E’ più in forma che mai, e anche la sua voce sembra ancora più libera e potente. Con questo brano avviene ufficialmente la consacrazione: Tina Turner è la rocker più famosa al mondo.

GoldenEye (1995)

Negli anni 90 Tina prosegue la sua carriera musicale, affiancandola anche a quella di attrice e scrittrice. Nel 1995 Bono e The Edge (chitarrista degli U2) scrivono per lei GoldenEye, canzone che diverrà la colonna sonora di James Bond. Il singolo scala tutte le classifiche in Europa e negli Usa, al punto che i dj, Dave Morales e Dave Hall, realizzano per lei due versioni remix che riportano il brano in classifica.

When the Heartache is Over (2000)

Dopo due decenni di successi, Tina ha ancora il vento in poppa e diventa l’esempio per tutte le donne mature alla soglia del 2000. La sua carriera è inarrestabile, tanto che nel febbraio del 2000 appare come guest star nella fortunata serie televisiva Ally McBeal . Tina recita insieme al cast nel ruolo di se stessa e lancia uno degli ultimi singoli di successo When the Heartache is Over. Le prime note del brano ricordano chiaramente Believe di Cher: e infatti, il brano è prodotto dallo stesso team, che grazie alla magnetica voce di Tina raggiunge di nuovo le vette più alte della classifica pop e dance mondiale.

Ora, però, tocca a te: quale tra queste canzoni di Tina Turner è la tua preferita?

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RISING SOUNDS: Il piano, il beat e una vita in movimento, scopriamo chi è Vittorio Copioso

Il numero di Rising Sounds di questo mese è dedicato a Vittorio Copioso. Classe ’92, è un giovane pianista, produttore e compositore campano. Attualmente, insegnante di musica e potenziamento musicale per la scuola secondaria di primo grado. Alle spalle un percorso di studi in conservatorio e doppia specializzazione al biennio, e oggi ci parla dei suoi progetti futuri, tra EP, videoclip e trasferimenti in tutt’Italia.

Ciao Vittorio, la prima domanda è: Come stai? ‘Na bomba (Ridiamo) Si lavora, si suona e si cazzeggia. E si fanno videoclip in casa.

Dov’è che stai trascorrendo questo nuovo semi-lockdown? Precisamente, adesso mi trovo a Borgo Tossignano, nella provincia di Bologna.

Com’è iniziata la tua storia d’amore con le note musicali? È iniziata quando avevo sette anni e suonavo la tastiera. È iniziata con le basi musicali, e le canzoncine. Poi sono cresciuto, e mi sono avvicinato allo studio del pianoforte classico con il maestro Martino Nacca. È stato grazie a lui che ho scoperto il mondo del prog rock e, più in generale, del pianismo moderno. La mia prima formazione è proseguita poi nell’Accademia Arturo Toscanini di San Nicola La Strada, nella quale ho lasciato un vero e proprio pezzo di cuore, e ho conosciuto tante persone meravigliose che porto sempre nel cuore. È stata una vera e propria storia d’amore, la mia con la musica. Una storia d’amore e odio.

È interessante questa dicotomia. Perché parli d’amore e odio?

Perché ho provato tanto, tantissimo amore per una cosa che da parte sua mi ha anche fatto tanto soffrire, e spesso ho pensato di doverla abbandonare. Con la musica ho litigato più e più volte, e ho pensato di doverla abbandonare.

Come si descriverebbe “Vittorio Copioso – Il musicista”?

Lo sai, questa domanda è proprio difficile. La vera risposta è: non lo so. Perché non mi considero per davvero un musicista, almeno adesso. Non vado più a suonare in giro, ho messo da parte la vita “del live”. Anche se mi sto divertendo con le mie produzioni musicali, quelle di altri artisti. Mi sono appassionato alla composizione di musica da film. Insomma, la vita di musicista è molto, molto legata alla vita personale. Sono una persona semplice, cerco di essere modesto, allegro, e porto ciò che sono in quello che faccio. Non riesco a scindere la persona dal musicista, e viceversa.

Ultimamente hai pubblicato diversi videoclip. Ci sono nuovi progetti all’orizzonte?

Niente di definitivo, a dire il vero. Mi sto divertendo a scrivere altra musica, coinvolgendo amici musicisti sparsi in giro per l’Italia. Quando avrò raccolto un buon numero di materiali che mi soddisfino sul serio, produrrò un EP. L’ennesimo, della mia carriera. (Ridiamo, poi proseguono le domande).

Quanti EP hai pubblicato, fino ad ora?

3 EP ufficiali e innumerevoli e randomici singoli.

Negli scorsi anni hai preso parte a diversi progetti in trio, in duo, da solista. C’è una di queste tipologie di formazione che preferisci?

No! (Ridiamo) Nessuna di queste tre è la mia preferita. La mia preferita è quella che avevo con i miei amici, in una band chiamata Garfield Funky Company, eravamo un collettivo musicale e suonavamo molti brani pieni di groove. Mi piace quando si è in tanti, sul palco, a suonare. E tutte le formazioni, in generale, mi sono piaciute perché ho condiviso musica con persone care. Ho suonato con Roberta Cacciapuoti nel duo Croce e Delizia, per il quale ho un amore infinito. Da poco abbiamo pubblicato una nostra versione del brano Passione con un video montato da me. E poi, beh, in trio ho avuto tante soddisfazioni. E per quanto riguarda il suonare da solo, vivo da solo, sto spesso da solo, qualcosa dovrò pur fare per non impazzire!

Hai collaborato con diversi artisti, nel corso degli anni. Ci racconti le esperienze che hai preferito?

Innanzitutto quella col mio trio, il Vittorio Copioso Trio, di base a Perugia, col quale abbiamo suonato e riarrangiato brani scritti da me in chiave hip-hop e jazz. Ci siamo divertiti con la libera improvvisazione, le cose erano spesso estemporanee. E, sempre a Perugia, ho suonato con il Cobres Trio. Eravamo la band resident in un locale in cui facevamo jam sessions. Ho scritto la sigla di Radio Pizza Olanda ed è stato estremamente divertente! Un’altra esperienza è stata quella di suonare con Stefano Di Battista, per un evento molto bello. Abbiamo suonato su una zattera in mezzo al lago. In tutto eravamo 12 musicisti, e come special guest Stefano Di Battista ha suonato qualche pezzo con noi, è stato veramente un onore. Inoltre, lo scorso luglio, ho partecipato ad un festival bellissimo chiamato “Il cantiere”. Abbiamo suonato ad Arezzo, e ho musicato una scena di un film. È stata una grandissima e bellissima esperienza, in collaborazione col conservatorio di Rovigo. Si tratta di un festival di lunga data, sono 45 anni che si ripete, e prendervi parte è stato veramente indimenticabile.

Ce n’è stata qualcuna che invece avresti evitato, e magari, tornando indietro non ripeteresti?

No, in realtà no. Ogni esperienza serve. Magari, qualcosa la modificherei, ma fondamentalmente rifarei tutto.

Com’è la tua vita tra composizione ed insegnamento?

Adesso, l’insegnamento della musica e del potenziamento musicale nella scuola secondaria di primo grado è diventato il mio lavoro principale. Mentre la composizione è il mio momento di sperimentazione, divertimento. Mando materiale a persone, amici.

Da qualche anno, sappiamo che hai fondato una tua etichetta indipendente, la Beat House Label. Ce ne vuoi parlare?

Trovare un’etichetta al giorno d’oggi è una cosa veramente complessa. Quando vuoi pubblicare qualcosa, qualcosa di tuo, vai incontro a tantissime problematiche. Quindi Beat House è il mio ponte personale tramite cui arrivare a tutte le piattaforme. Non si tratta solo di un’etichetta privata, usata solo da me, ma tramite Beat House lavoro nel mondo della post-produzione per altri artisti, per esempio la Drama SMP, composta da me e Federico Pedini, tramite cui scriviamo musica per film, e curiamo missaggio ed editing del materiale da noi prodotto. Quindi anche la sincronizzazione sotto le immagini, e via dicendo.

Quindi prendete in considerazione anche altri artisti, oltre alla vostra cerchia strettamente intima?

Sì, tutti quelli che hanno bisogno di missaggio, mastering, produzione musicale. Si predilige il mondo “groovy”, musica rap, hip-hop, che abbia sapori afro-cubani. Per ora è un’etichetta piccola, ma dà tante soddisfazioni. Io la chiamo “etichetta itinerante”, perché si sposta insieme a me. Mi piacerebbe, anche per il futuro, mantenere tutto più o meno online.

Che cosa bolle in pentola per i prossimi mesi?

Presto, spero, pubblicherò la mia tesi. Stiamo aspettando il momento giusto per pubblicarla, ed è la cosa più importante che aspetto. Per il resto, sono aperto a quello che la vita mi metterà davanti. Non mi spaventano i cambiamenti!

Vittorio, la nostra intervista è finita. Grazie per esserti raccontato, e grazie per aver condiviso con noi la tua musica e i tuoi progetti.

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Le recensioni di SLQS: ’10 Songs’ dei Travis

L’articolo di oggi è dedicato a una band molto sottovalutata in Italia, ma amatissima nel Regno Unito. Stiamo parlando dei Travis, band britpop nata a Glasgow agli inzi degli anni novanta, il cui successo esplode letteralmente grazie a Sing, un brano del 2001 diventato un vero e proprio tormentone. Molti di voi ricorderanno la canzone per l’irriverente video musicale in rotazione su Mtv, in cui le chiacchiere di una formale ed elegante cena si trasformano in rabbiosi lanci di cibo. La band acquisisce visibilità nel Regno Unito, in piena Oasis-mania, con l’album Good Feeling del 1997. Proprio per gli Oasis aprono una serie di concerti e Noel Gallagher si dichiara da subito loro fan. Da allora ad oggi molto è successo: collaborazioni con artisti del calibro di Paul McCartney, tour mondiali da record (quello che seguì l’uscita di The Man Who contava ben 237 date in giro per il mondo!) e naturalmente tanta splendida musica. Il 9 ottobre sono ritornati con l’attesissimo 10 Songs ed io non potevo fare altro che correre ad ascoltarlo.

10 Songs è esattamente come me lo aspettavo. Metterò da parte i tecnicismi, perché credo che il sound di questo disco si possa descrivere perfettamente con un’immagine, quella di un viaggio malinconico verso casa, al caldo nella coupé di un treno mentre fuori fa freddo. Per la prima volta dal 2003 il frontman della band, Fran Healy, assume pieno controllo sui testi e il risultato non delude affatto.

Il disco si apre con Waving at the Window, il cui unico difetto è quello di essere stata messa proprio come prima traccia. E’ senza dubbio il pezzo più forte dell’album, di quelli che per riprenderti dall’ascolto ci metti un po’ (e forse per questo l’avrei vista meglio come ultima traccia). Splendido il pianoforte, splendido il testo che, se hai detto addio a qualcuno almeno una volta nella vita, ti ridurrà lo stomaco a brandelli (All the days without you, I’m gonna wake/ All the plans without me, you’re gonna make/ Give it another chance, give it another go/ Don’t wanna see you waving at the window).

La tracklist prosegue con un duetto, quello con Susanna Hoffs, voce di The Bangles. Il titolo è The Only Thing e la voce calda di Susanna contribuisce sicuramente a dare carattere a questa canzone d’amore che sembra figlia di altri tempi. La traccia numero tre, una delle poche passata dalle radio italiane, si chiama Valentine ed è, con il crescendo che la caratterizza e le sue chitarre insolenti, in netto contrasto con la traccia precedente. Ma è soltanto una parentesi, perché con Butterflies torniamo a sederci nella carrozza del nostro treno per riflettere sulle occasioni che non abbiamo avuto il coraggio di sfruttare, mentre gli anni sono scivolati via (‘Cause you’re still chasing butterflies/ Watching all the years roll by).

A Million Hearts è un altro highlight del disco: ancora una volta è la melodia del pianoforte a farla da padrone e, ancora una volta, si parla di un addio (‘You’re one in a million hearts/ Letting go of you is tearing me apart). A questo punto arriva A Ghost, che a mio avviso non è solo uno dei migliori brani di questo disco ma anche dell’intera discografia dei Travis: se li avete amati agli inizi del secolo in The Man Who e in The Invisible Band, con questo brano tornerete a innamorarvi di loro. Menzione speciale per le linee di basso (alle quali, lo ammetto, sono particolarmente sensibile). Il fantasma del titolo è quello che si riflette nel nostro specchio e che ci costringe a fare i conti con il nostro passato, con quello che abbiamo nascosto, omesso e taciuto (All my past is shoring up/ Beating on my door won’t stop/ Couldn’t lie so I made it up/ And I can’t even say why). A consolarci arrivano le chitarre della dolcissima All Fall Down, che ci ricorda quanto sia ostinato l’amore vero.

La traccia numero otto, Kissing in the wind, è il classico brano che ci si aspetta dai Travis e che riassume un po’ tutti i motivi per cui ci piacciono. Penultima canzone dell’album , Nina’s Song, è una ballad che sembra non appartenere a nessun epoca, di quelle piene ma costruita su un vuoto immenso, quello causato dalla mancanza di un padre. Fran Healy confessa di avere avuto questa canzone dentro di sé per molto tempo, essendo cresciuto soltanto con sua madre. I temi della mancanza, dell’addio, della perdita e del vuoto sembrano attraversare a occhio e croce tutto 10 Songs. Eppure, l’ultimo brano, No Love Lost, pur riprendendo il mood dell’intero disco (complice il pianoforte) sembra lasciarci negli ultimi versi un messaggio di speranza, mettendo da parte tristezze, rabbie e rancori e ricordandoci che sono le circostanze e il tempo, immense rispetto a noi gocce di pioggia, a determinare la nostra traiettoria.

Three drops on a window pane
Just rolling down together
No fear, no regret, no shame
Just under the weather.

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