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L’Eurovision ai tempi del Covid: come si svolge e dove vederlo

Noi della redazione di Smells Like Queen Spirit Mag eravamo a dir poco elettrizzate quando abbiamo realizzato che l’Eurovision 2020 si sarebbe tenuto nella città dove abita una di noi. Eravamo pronte a sbizzarrirci con live, articoli e contenuti extra direttamente dal famoso tappeto rosso. Nel 2019 la vittoria è andata infatti all’olandese Duncan Laurence con la sua Arcade e, di conseguenza, la kermesse quest’anno si sarebbe tenuta a Rotterdam, nei Paesi Bassi. L’emergenza sanitaria ha messo bruscamente fine alle nostre fantasie. Questa edizione, la numero sessantacinque, è stata annullata, o meglio non si terrà con le modalità alle quali tutti noi eravamo abituati.

La macchina del festival delle bandierine colorate con il quale si celebra la musica del vecchio continente quest’anno resta spenta, ma per fortuna non si spegne la musica. L’edizione di quest’anno si svolgerà in nome del distanziamento sociale e sarà racchiusa in una sola serata senza competizione e senza classifica, quella di sabato 16 maggio dal titolo Eurovision: Europe Shine a Light. L’evento sarà presentato dal trio inizialmente designato per condurre l’intero contest: l’attrice Chantal Janzen, il cantante Jan Smit e la cantante Edsilia Rombley (che aveva partecipato al contest nel 1998 e nel 2007). La YouTube Nikkie de Jager, nota al grande pubblico come NikkieTutorials, curerà i contenuti sui social media. In merito alla manifestazione, il produttore esecutivo Sietse Bakker ha dichiarato:

“Vogliamo mettere in piedi uno show che non solo mette al centro i 41 artisti che si sarebbero dovuti esibire a Rotterdam, ma che riesce a ispirare e a connettere quelli che in questi tempi difficili si trovano in casa, in Europa e al di fuori. Naturalmente renderemo omaggio anche a quelli che sono stati colpiti direttamente dalla crisi e a quelli che lavorano duramente per combattere questo virus. Diamo vita a un momento indimenticabile nella storia dell’Eurovision!” [Fonte: sito ufficiale della manifestazione].

All’evento parteciperanno quindi i 41 artisti che si sarebbero dovuti esibire a Rotterdam, ognuno in diretta da una location speciale nel proprio paese e ognuno con una hit proveniente dalle passate edizioni della kermesse. I brani che gli artisti avrebbero portato all’edizione di quest’anno saranno brevemente fatti ascoltare tra un’esibizione e l’altra. È inoltre prevista una performance di tutti gli artisti del brano Love Shine a Light di Katrina And The Waves, brano vincitore del 1997. Numerosissimi gli ospiti, tra i quali gli ex vincitori Marija Serifovic (Serbia, 2007), Ell & Nikki (Azerbaijan, 2011), Mans Zelmerlow (Svezia, 2015) e Gali Atari (Israele, 1979). Presenteranno i loro nuovi singoli il campione in carica Duncan Laurence (che ci farà ascoltare Someone Else) e l’amatissima Netta, cantante israeliana vincitrice del 2018.

Il programma, prodotto dalle tre emittenti olandesi NPO, NOS e AVROTROS, sarà trasmesso in Eurovisione sulle emittenti nazionali e sul canale Youtube della manifestazione. In Italia lo spettacolo andrà in onda il 16 maggio a partire dalle 20:35 su Rai1, condotto da Flavio Insinna e Federico Russo . Interverranno anche alcuni artisti italiani in gara nelle ultime edizioni, ovvero MahmoodErmal Meta e Fabrizio Moro, Il Volo, Francesca Michielin e Francesco Gabbani, che si esibiranno in brani celebri delle scorse edizioni. Previsto anche un intervento di Albano, mentre i look della serata saranno commentati in diretta da Enzo Miccio. Sarà possibile seguire l’evento anche sulla piattaforma Rai Play, su Rai 4 e Rai Radio 2 in compagnia di Ema Stoccolma e Gino Castaldo.

Quest’anno il nostro paese sarà rappresentato dal cantautore Diodato, reduce dalla vittoria al Festival di Sanremo con il brano Fai Rumore e fresco di David di Donatello per la miglior canzone originale (ha scritto e interpretato il brano Che vita meravigliosa, colonna sonora del film di Ferzan Özpetek La Dea Fortuna). A fare da sfondo all’esibizione di Diodato una location d’eccezione, ovvero l’Arena di Verona completamente vuota, illuminata soltanto da luci bianche e blu.

Noi non vediamo l’ora di assistere a questo Eurovision un po’ diverso. E voi lo guarderete?

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Coming (very) soon. Le uscite di maggio con Norah Jones, Bon Jovi e The Killers

Doveva essere il mese dei primi eventi all’aperto, delle prime tappe dei tour estivi e dell’Eurovision, ma questo maggio 2020 non sarà niente di tutto questo. Il prolungamento delle misure per il contenimento del virus hanno definitivamente spazzato via ogni speranza di tornare ad ascoltare musica dal vivo nel breve periodo. Per fortuna questa primavera sarà costellata di molte uscite degne di nota e, per molte di queste, noi di SLQS non vedevamo l’ora!

Inauguriamo maggio con Such Pretty Forks in the Road, l’attesissimo nuovo album in studio della cantautrice canadese Alanis Morissette, in uscita questo venerdì primo maggio a otto anni dall’uscita dell’ultimo album di inediti. Il disco è stato anticipato già lo scorso dicembre dal singolo Reasons I Drink, un pezzo ruvido e trascinante in cui Alanis sembra proprio quella di sempre. Esce il primo maggio anche Gaslighter, il nuovo album del gruppo country statunitense Dixie Chicks, tornate in studio dopo ben 13 anni. Venerdì 8 maggio è invece prevista l’uscita di Petals for Armor, il disco che segna il debutto da solista di Hayley Williams, voce dei Paramore. L’album è stato anticipato da due EP, Petals for Armor I e Petals for Armor II, usciti rispettivamente a gennaio e aprile.

Venerdì 15 maggio è una giornata di grandi uscite. Tornano infatti i Bon Jovi con Bon Jovi: 2020. Si tratta del quindicesimo album in studio per la band del New Jersey e conterrà il singolo Limitless, uscito lo scorso febbraio e già una hit. Esce il 15 maggio anche Van Weezer dei Weezer, un disco che, a detta del frontman Rivers Cuomo, riporterà la band a una dimensione decisamente hard-rock. L’uscita del disco avrebbe anticipato l’attesissimo Hella Mega Tour, il tour che la band di Los Angeles avrebbe portato in giro per il mondo insieme ai colleghi Green Day e Fall Out Boy, il cui destino è al momento incerto. Dulcis in fundo, lo stesso venerdì esce Pick me up off the Floor, di Norah Jones, già anticipato dal singolo I’m Alive. Un album piuttosto dark, che per tematica si colloca splendidamente in questo momento storico: è infatti incentrato sulla solitudine e sul bisogno di connessione tra gli esseri umani. Non vediamo l’ora di ascoltarlo!

Italianissima l’uscita del 22 maggio che vi segnaliamo. Si tratta del cofanetto Fabrizio De Andrè e PFM: Il concerto ritrovato. Il concerto ritrovato é il celebre live di Genova del 1979 in cui Fabrizio De Andrè si esibì con PFM. Le immagini sono state recuperate, restaurate e proposte nelle sale cinematografiche lo scorso febbraio, riscuotendo grande successo. Il cofanetto, pubblicato da Sony Music, uscirà in doppio formato: CD con libretto e doppio LP. Esce lo stesso giorno anche Notes on a Conditional Form della band inglese The 1975, un progetto che si preannuncia molto interessante. Particolare la scelta di aprire l’album con la canzone di protesta chiamata The 1975, brano in cui un pianoforte accompagna un discorso dell’attivista Greta Thunberg sulla responsabilità che ognuno di noi ha nella lotta al cambiamento climatico.

Il 29 maggio è la volta di un altro cofanetto: esce Bowie Years del grande Iggy Pop, contenente le versioni rimasterizzate degli album realizzati in collaborazione con il Duca bianco e altre rarità. Questo mese pieno di uscite si chiude con l’attesissimo ritorno dei The Killers con il loro sesto album in studio Imploding the Mirage, inciso tra l’Utah e la California e anticipato a marzo dal singolo Caution.

Ora tocca a voi! Quali album non vedete l’ora di ascoltare? Ci sono altre uscite che vi piacerebbe segnalarci?

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5 dischi imperdibili di Avishai Cohen

(Immagini prese dal web.)

Auguri, Avishai! Ieri il grande contrabbassista israeliano ha compiuto 50 anni. Per festeggiarlo, ecco a voi cinque imperdibili titoli da ascoltare, presi dalla sua discografia.

Definito da Chick Corea “un musicista geniale”, Avishai Cohen è una leggenda vivente del contrabbasso. Nato a Kabri, comune kibbutz nella parte a nord in Israele, ha costellato in breve la sua carriera di successi e collaborazioni stellari: suona al fianco del già citato Chick Corea dal 1996 al 2003, Danilo Pérez, Bobby McFerrin, Alicia Keys e molti altri.

L’Avishai Cohen Trio, nel quale suonano Shai Maestro al pianoforte e Mark Guiliana prima e Itamar Doari dal 2010 in poi, è forse il progetto più brillante del contrabbassista.

Oggi, la nostra redazione, vi consiglia questi titoli imperdibili:

1) Adama (1998)

Primo Album di Cohen, tutti i brani portano la sua firma a parte uno: Besame Mucho.

Nell’album hanno suonato, tra gli altri, Chick Corea, Brad Mehldau, Jeff Ballard.

2) Gently Disturbed (2008)

 Influenze di epoche e Paesi diversi si mescolano nelle complesse ritmiche di questo album, che riesce allo stesso tempo a restare bellissimo. Un vero must per gli amanti del jazz.

3) Aurora (2009)

In Aurora ci sono tutti gli impulsi culturali che hanno accompagnato Avishai nella sua vita. Troviamo diversi idiomi e atmosfere di diverse aree geografiche.

4) Seven Seas (2011)

Anche in questo album, Cohen si riconferma un musicista eclettico ed un compositore sublime.

5) 1970 (2017)

In questo album la vena è decisamente più pop e folk, e forse meno jazzistica rispetto agli altri, e una cosa è certa: restare fermi durante l’ascolto sarà impossibile. Avrete voglia di ballare sin dalle prime note di Song of Hope.

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Discovery Woman: Patti Smith

Poetessa, cantante, artista impegnata. Ma prima di tutto donna: Patti Smith inaugura la rubrica “Discovery Woman” dedicata alle artiste più rivoluzionarie e rivolta a tutti coloro che hanno bisogno di ispirazione per rivoluzionare se stessi

C’è un momento, nella vita di una donna, nel quale ognuna di noi capisce di essere diventata donna. Diciamo addio alle sicurezze dell’infanzia, addio alle incertezze dell’adolescenza e prendiamo atto che quello sarà il punto di non ritorno. Per Patti Smith quel momento arriva a 19 anni: rimane incinta di un ragazzo più giovane di lei ma è troppo povera e insicura per tenersi la bambina. Decide quindi di darla in adozione, assicurandola alle cure di una famiglia benestante e amorevole. Non la rivedrà mai più. Per la giovane Patti il momento della rinuncia alla maternità sancirà l’impegno di fare della sua vita qualcosa di importante. Con le cicatrici sul ventre e nell’anima sale su un autobus e parte per New York, che negli anni 60 è il centro nevralgico della rivoluzione culturale in America. Patti Smith non ha ancora chiaro che cosa le riserverà il futuro, ma sa cosa vuole: diventerà una poetessa.

Chicago, 30 dicembre 1946. E’ un lunedì notte. La bufera di neve ha paralizzato il quartiere di North Side, ma non Patricia Lee Smith, che viene alla luce proprio in quella notte di tempesta. La ragazzina con i capelli corvino, le mani lunghe e il fisico androgino è considerata poco attraente dal padre, il quale la indirizza agli studi magistrali affinché diventi insegnante, un buon impiego per una ragazza “bruttina” che di certo non si sposerà mai. La madre invece le insegna le preghiere e le legge le poesie di William Blake. A 16 anni le dona La favolosa storia di Diego Rivera. Patti inizia a sognare una vita bohemien come quella di Diego e Frida, ma solo a 20 anni avrà il coraggio di mollare il New Jersey per New York.

Senza soldi, senza casa e senza cibo Patti inizia a lavorare come cameriera in un ristorante italiano di Times Square. Tre ore dopo il suo debutto, rovescia un piatto di vitello al parmigiano sul completo in tweed di un cliente e capisce di non avere futuro in quella professione. I primi tempi dormirà in metro, nei cimiteri, per strada e anche nel bagno del negozio di artigianato etnico dove finalmente lavora come cassiera. E in quel negozio farà la conoscenza di Bob.

«1967: era l’estate in cui morì Coltrane. L’estate di Crystal Ship. I figli dei fiori levavano le braccia vuote e la Cina esplodeva l’atomica. Jimi Hendrix dava fuoco alla sua chitarra a Monterey. La radio AM suonava Ode to Billie Joe. Ci furono rivolte a Newark, Milwaukee e Detroit. Era l’estate di Elvira Madigan, l’estate dell’amore. E in quell’atmosfera mutevole, per nulla accogliente, un incontro casuale cambiò il corso della mia vita. Fu l’estate in cui incontrai Robert Mapplethorpe»
(Patti Smith, Just Kids)

Lui, Robert Mapplethorpe, ancora non sa che diventerà il più famoso fotografo del 900. Lei, Patti Smith, ancora non sa che diventerà la sacerdotessa del rock. Entrambi si innamorano e vanno a vivere insieme in un appartamento scalcinato e dal fitto basso, al 160, Hall Street. Lo arredano con mobili di seconda mano e con decorazioni che Robert crea con le sue mani durante le ore del riposo. Entrambi fanno lavori saltuari, cercano di risparmiare il più possibile e spesso si trovano a dover scegliere tra placare i morsi della fame con un sandwich, oppure spendere i soldi per tele e colori con cui fare arte. Dipingono, creano, si amano. Sono instancabili e sono felici.

– Oh, dai, fai loro una foto, disse la donna, rivolgendosi al marito un po’ perlesso. Sono sicura che siano due artisti. Forse un giorno saranno qualcuno. – Frena il tuo entusiasmo, tesoro. Non sono altro che due ragazzini- replicò il marito scrollando le spalle.

(Patti Smith, Just Kids)

Quei due ragazzini spiantati e senza soldi cambiano continuamente amicizie e abitazione. Scelgono di andare a vivere in una stanza del Chelsea Hotel e si circondano di artisti e intellettuali senza avere chiara la percezione di quello che accade intorno a loro. Sentono che il mondo sta cambiando e che loro sono la voce di quel cambiamento. Robert si dedica alla fotografia, Patti alla poesia e alla musica. L’idea di fare la cantante non l’aveva mai sfiorata, ma il suo bisogno di comunicare e di risvegliare la gente prevale su tutto.

«La mia missione è comunicare, risvegliare la gente, darle la mia energia e ricevere la sua. Ci siamo dentro tutti, e io reagisco emotivamente come lavoratrice, come madre, come artista, come essere umano dotato di voce. Tutti noi abbiamo una voce. Abbiamo la responsabilità di allenarla e di usarla»

(Steven Sebring, Patti Smith: Dream of Life)

Perché dovremmo ispirarci a Patti Smith?

  • Non è mai troppo tardi per realizzare i propri sogni: Patti Smith inizia a fare musica nel 1974, a ventotto anni. Oggi ha 74 anni ma continua a esibirsi (in barba a tutti coloro che dicevano fosse vecchia!) Nel 2007 è entrata a far parte della Rock and Roll Hall of Fame. E’ stata povera, ma è riuscita a farsi strada con le unghie e con i denti.
  • Dalle esperienze più dolorose che la vita ci presenta possiamo solo imparare: la vita della sacerdotessa del rock è stata un susseguirsi di lutti e abbandoni. Ma anche dopo aver annunciato l’abbandono dalle scene, Patti Smith ha ripreso a suonare, dedicandosi a progetti umanitari
  • Non importa la meta, ma il viaggio che intraprendi per arrivare alla meta: la giovane Patti sognava di diventare una poetessa. Tra mille difficoltà è riuscita a realizzare il suo sogno diventando molto di più di una poetessa
  • I commenti sulla sua fisicità non l’hanno mai demotivata: il padre pensava che fosse troppo brutta per sposarsi. Molti critici l’hanno definita un “corvo” per via del suo look. Patti Smith si è sposata comunque, è diventata madre e ha continuato a vestirsi come le pareva. Dopo tutto lei è Patti Smith.
  • People Have the Power: non solo una canzone, ma un inno generazionale e un’ode alla consapevolezza: ognuno di noi può fare la differenza, anche se si tratta di una goccia nell’oceano.

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Nick La Rocca, il padre del Jazz

New Orleans, 1916. Nick La Rocca, giovane cornettista di origini trapanesi, assieme ad altri cinque musicisti italoamericani, fonda una band che cambierà per sempre la storia della musica: l’Original Dixieland Jass Band.

Si dice che il jazz sia nato a New Orleans. Ma, per quanto questa informazione sia quasi dogmatica, ogni appassionato lo sa bene: la storia non è così semplice.

Il seme del jazz è emerso dai canti di lavoro che animavano i discendenti degli schiavi africani nei campi di cotone dei grossi latifondisti nel caldo Sud degli Stati Uniti; è nato dalla forza che la musica poteva dare ai disperati e agli emarginati, agli ultimi, agli oppressi, alla massa silenziosa che era braccia e gambe di un Paese intero, a cui non era neppure riconosciuta la dignità di esseri umani.

Il jazz è nato da strumenti ricavati da zucche e scatole sistemate alla buona, suonato da bambini nei pressi di Barbershop con le rotelle a righe girevoli e colorate.

La commistione tra la più viscerale e brutale musica istintiva blues, unitasi alla raffinatezza ed eleganza della musica classica di tradizione secolare, ha dato origine ad una forma sublime di arte che non ha mai smesso di evolvere.

Espressione più incredibile dell’unione dei due emisferi mondiali, la musica jazz ha strabiliato e ancora continua a farlo, attraverso il passato e il futuro.

Ma allora come mai, con così tanta convinzione, spesso si afferma la teoria secondo cui la nascita del jazz sarebbe collocata proprio a New Orleans?

Perché, tecnicamente, è proprio New Orleans la città in cui si parla per la prima volta di “jass.

Ma adesso facciamo un passo indietro, ed andiamo a conoscere Nick La Rocca, conosciuto anche come “il padre del Jazz”.

Nato l’11 aprile 1889 a New Orleans da Girolamo e Vita La Rocca, siciliani entrambi emigrati in Louisiana, dove era presente una grande comunità di italo-americani, Nick era figlio d’arte: anche suo padre era infatti, come lui, un cornettista. Ma, come spesso succede, Girolamo non era molto entusiasta di sapere che suo figlio aveva intenzione di diventare un musicista, e finché rimase in vita, gli impedì di dedicarsi allo strumento a tempo pieno.

Quando però ebbe la possibilità di dare sfogo alla sua passione, Nick infiammò la sua cornetta.

Iniziò a comporre dei brani, ed esibirsi per gli amici del quartiere e del teatro vicino la sua casa, fino a quando, un giorno, fu notato da Johnny Stein.

Ben presto però, Nick iniziò a desiderare l’indipendenza. Era giovane, talentuoso, ambizioso: voleva una band tutta sua, in cui dare sfogo alle idee creative. Qualcosa per cui essere ricordato.

E così, nel 1916, staccandosi da Stein, fondò un quintetto con altri quattro musicisti italo-americani.

Ed in quel preciso momento venne scritta la storia.

La band prese il nome di Original Dixieland Jass Band.

E, nel 1918, Nick, confermandosi il leader della band, cambiò la parola jass con jazz.

Scegliendo “jazz” anche come nome per il genere che suonavano, La Rocca se ne assicurò l’associazione perpetua col proprio nome. La O.D.J.B, infatti, viene ancora considerata, ufficialmente, la prima jazz band al mondo, produttrice anche, ovviamente, del primo album jazz, esportatrice inoltre della “nuova musica” nel vecchio continente.

Il gruppo di La Rocca, infatti, suonò nel 1919 a Londra per festeggiare la firma del Trattato di Versailles, e davanti alla famiglia reale di Re Giorgio V (grande amante della musica moderna).

In modo forse poco umile, ma sicuramente calzante, Nick amava definirsi il “Cristoforo Colombo della musica”.

Dopo aver costellato con successi straordinari la sua carriera, essere diventato padre di sei figli, La Rocca si spense a 72 anni, nella città in cui era nato ed in cui tutto era iniziato.

Ancora oggi la sua leggenda viene raccontata dagli studiosi e celebrata in numerosi festival, anche nel nostro Stivale. Dal 2002, infatti, ogni anno, nel mese di settembre, a San Giorgio a Cremano (NA) si organizza il Nick La Rocca Jazz Festival, rassegna incentrata interamente sulla musica jazz nostrana e d’oltreoceano.

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Musica da brividi (prima parte)

Nel mondo della musica ci sono davvero tantissimi aneddoti da brivido, ma molto spesso si tratta di leggende metropolitane. In questo articolo parliamo invece di alcuni episodi cruenti che sono stati oggetto di cronaca. (English version below)

Helter Skelter e la follia di Charles Manson

In C’era una volta… a Hollywood Tarantino ha provato a immaginare un finale alternativo al massacro di Cielo Drive. Ma la finzione filmica non è altrettanto mostruosa quanto lo è stata la realtà. La notte tra il 9 e il 10 agosto 1969 la family di Charles Manson si introduce nella villa dei coniugi LaBianca e compie una strage. Tra le vittime c’è anche l’attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polansky che ha appena girato un film sulla venuta al mondo dell’ anticristo, Rosemary’s Baby (e già qua…brividi). Sharon è anche incinta, ma questo non ferma la furia omicida dei killer che sgozzano e sventrano tutti, in preda a una follia delirante simile a una giostra vorticosa (Helter Skelter è il nome di un attrazione da Luna Park). La scritta campeggia sul frigorifero dei LaBianca ed è stata tracciata con il sangue delle vittime. Manson dichiarerà di aver ascoltato ossessivamente White Album dei Beatles e di aver compreso che in realtà il testo di Helter Skelter preannunci una profezia su un imminente scontro razziale, nel quale i neri avrebbero avuto la meglio sui bianchi.

I Led Zeppelin e Boleskine House

In Scozia, sulle rive del lago di Loch Ness, sorge una residenza misteriosa, Boleskine House. La villa era appartenuta a un famoso occultista, Edward Alexander, più conosciuto come Aleister Crowley, il fondatore del satanismo moderno. Pare che in quella casa Crowley abbia celebrato riti di magia nera e che abbia scritto numerosi libri di esoterismo sotto dettatura da parte dei demoni. Già questo avrebbe dovuto essere un monito per tenersi alla larga dalla “casa stregata”, ma evidentemente non era abbastanza per un grande seguace di Crowley come Jimmy Page, che nel 1970 decide di acquistare la tenuta per farne la propria dimora. Ebbene la storia dei Led Zeppelin sembra sottilmente legata alla villa in questione. Negli anni a seguire oltre al successo, infatti, non mancheranno i tour mondiali annullati a causa di strani incidenti e lutti. Tra gli episodi più inquietanti ce ne sono tre che meritano attenzione: nel 1977 Robert Plant, dopo essersi appena ripreso da un incidente mortale in macchina, avvenuto due anni prima, subisce anche la perdita del secondogenito Karac, morto a causa di un’infezione alle vie respiratorie. Plant scrive All of my Love e la dedica al bambino, scomparso a soli 5 anni. Nel 1978 i Led Zeppelin sono sconvolti dalla notizia della morte di Sandy Denny, la cantautrice folk inglese che aveva duettato con Plant nel brano The Battle of Evermore. In ultimo, nel 1980 la morte del batterista John Bonham (avvenuta proprio a Boleskine House) porta allo scioglimento definitivo del gruppo e Jimmy Page in tribunale. Il chitarrista era stato accusato di aver officiato un rito sacrificale davanti al corpo dell’ amico John. Page querela tutti e vince la causa, ma decide che è arrivato il momento di vendere la casa.

Vatican in flames

Schweigaards gate, 56 è l’indirizzo a Oslo di un famoso negozio di dischi, l’Helvete (l’inferno secondo la mitologia scandinava). In questo negozio, negli anni 90, prende piede il Black Metal Inner Circle, un circolo frequentato da vari musicisti della scena black metal scandinava. A fondarlo è Euronymous, chitarrista dei Mayhem, una delle personalità più carismatiche e inquietanti nell’ambiente metal. A frequentare il circolo ci sono dei veri e propri seguaci di Satana, che professano un satanismo vendicativo e anticristiano. I cristiani, secondo l’Inner Circle, sono visti come usurpatori dello spirito genuino della Scandinavia, che è pagana. Tra il 1992 e il 1996 in Norvegia prendono fuoco circa 50 chiese cristiane, tutte in legno, e non vengono risparmiati neanche i cimiteri, con la profanazione di circa 15 mila tombe, i cui arredi vengono portati all’ Helvete ed esposti come trofei. Le foto delle chiese fumanti finiscono addirittura sulle copertine dei dischi dei Mayhem e dei Burzum, e per 4 di questi roghi viene perseguito e condannato Varg Vikernes dei Burzum. Oltre ai roghi e alle profanazioni iniziano a emergere anche differenze sulle linee di condotta tra i vari gruppi metal. La linea di Euronymous è più dura, il satanismo è parte integrante dell’azione degli adepti dell’ Inner Circle. Euronymous non accetta compromessi e di conseguenza taglia fuori gli elementi scomodi. Agli atti vandalici si susseguono tentati omicidi, bombe e suicidi, come quello nel 1991 di Per Yngve Ohlin (detto Dead) cantante dei Mayhem. Tra i primi a giungere sul posto c’è proprio il suo “amico” Euronymous, il quale, ancora prima di chiamare i soccorsi, decide bene di scattare una foto al cadavere di Dead. La foto -modificata graficamente- finisce sulla copertina del bootleg Dawn of the Black Hearts. Ma chi la fa l’aspetti: nel 1993 Euronymous viene ucciso da Varg Vikernes. In seguito a un’ accesa discussione tra i due Varg, ferito da Euronymous, lo massacra e lo uccide utilizzando diversi coltelli dai quali non si separa mai. Dichiarerà di aver agito per legittima difes. Mors tua vita mea. Il tribunale non gli crede e finisce in galera, condannato a 21 anni di carcere, il massimo della pena in Norvegia. Dal 2009 è in libertà vigilata, continua a professare idee estreme ed è diventato padre di ben otto figli.

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Creepy music (part one)

The world of the music is full of creepy anecdotes, but often they are only urban legends. In this article we tell, instead, about some bloody episodes that have been the subject of news.

Helter Skelter and Charles Manson’s madness

In Once Upon a Time… in Hollywood! Tarantino tried to imagine an alternative ending to the massacre of Cielo Drive. But film fiction isn’t nearly monstrous as reality has been. On the night between the 9th and 10th of August 1969, Charles Manson’s family broke into LaBianca residence, and carried out a massacre. Among the victims, there was also the actress Sharon Tate, Roman Polansky’s wife. The director has just shot a film, Rosemary’s Baby, about the born of the Antichrist (and already here… chills!). Sharon was also pregnant, but this didn’t stop the murderous fury of the killers, who slaughtered and disemboweled everyone, prey to a delusional madness similar to a whirlwind carousel (Helter Skelter is the name of an attraction from Luna Park). The writing stood out on the LaBianca refrigerator and was traced with the blood of the victims. Manson claims to have obsessively listened to the Beatles’ White Album and to have understood that in reality the text of Helter Skelter heralds a prophecy about an imminent racial confrontation, in which Blacks would have prevailed over Whites.

The Led Zeppelin and Boleskine House

In Scotland, on the shores of Loch Ness Lake, there is a mysterious residence, Boleskine House. The mansion belonged to a famous occultist, Edward Alexander, better known as Aleister Crowley, the founder of modern Satanism. It seems that Crowley celebrated dark magic rituals in that house and wrote many esoteric books under demoniac dictation. That should already have been a warning to stay away from the “haunted house”, but obviously it was not enough for a great follower of Crowley like Jimmy Page, who in 1970 decided to buy the estate to make it his home. Well, the history of Led Zeppelin seems subtly linked to Boleskine House. In the following years, in addition to success, in fact, there will be world tours canceled due to strange accidents and grief. Among the most disturbing episodes, three of them deserve attention: in 1977 Robert Plant, after having just recovered from a fatal car accident, which occurred two years earlier, also suffered the loss of his second son Karac, who died from a respiratory infection. Plant wrote All of my Love and dedicated it to his son, who passed away at the age of 5. In 1978 Led Zeppelin were shocked by the news of the death of Sandy Denny, the English folk songwriter, who had dueted with Plant in the song The Battle of Evermore. Finally, in 1980 the death of their drummer John Bonham (which took place in Boleskine House) leads to the definitive dissolution of the group and Jimmy Page to court. The guitarist had been accused of having performed a sacrificial ritual in front of the body of his friend John. Page sued everyone and won the case, but decided to sell the house.

Vatican in Flames

Schweigaards gate, 56 is the address of a famous record shop in Oslo, Helvete (the hell, according to Scandinavian mythology). In this shop, during the 90s, took hold the Black Metal Inner Circle, a club frequented by various musicians of the Scandinavian black metal scene. It was founded by Euronymous, guitarist of Mayhem, one of the most charismatic and disturbing personalities in the metal music environment. True Satan’s worshippers joined the club, who professed a vengeful and anti-Christian Satanism. Christians, according to Inner Circle members’ opinion, were seen as usurpers of the true Scandinavian spirit, which was pagan. Between 1992 and 1996, about 50 Christian churches were burnt in Norway, all made of wood, and neither cemeteries were spared, with the desecration of about 15 thousand tombs, whose furnishings were brought to Helvete and exhibited as trophies. The photos of the smoking churches even ended up on the covers of the Mayhem and Burzum records, and for 4 of these fires Varg Vikernes from Burzum is prosecuted and condemned. In addition to the bonfires and desecrations, differences also emerge on the lines of conduct between the various metal groups. Euronymous’s line is harder, Satanism is an integral part of the action of the Inner Circle adepts. Euronymous doesn’t accept compromises and consequently cuts out inconvenient elements. Vandalism is followed by attempted murders, bombs and suicides, such as the 1991 Mayhem singer Per Yngve Ohlin (called Dead). Among the first to arrive on the spot is his “friend” Euronymous, who, even before calling for help, decided well to take a photo of Dead’s corpse. The photo – graphically modified – ended up on the cover of the bootleg Dawn of the Black Hearts. But in 1993 Euronymous was killed by Varg Vikernes. Following a heated discussion between the two, Varg, injured by Euronymous, massacred and killed him using several knives from which he never separated. He will declare that he acted in legitimate defense. The court didn’t believe him and Vikernes ended up in jail, sentenced to 21 years in prison, the maximum sentence in Norway. Since 2009 he has been on probation, continues to profess extreme ideas and became father of eight children.

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5 cose che non sapevi su Eric Clapton!

English version below

Ieri, Eric Clapton, leggenda vivente del blues, ha compiuto 75 anni. Un compleanno importante! Festeggiamolo insieme, scoprendo 5 curiosità sul grande cantante e chitarrista che ha infiammato, ed ancora infiamma, la storia della musica.

1) Credeva di essere il fratello di sua madre

Non si tratta della trama di una soap di basso livello! È tutto vero: il piccolo Eric Clapton credeva che i nonni materni fossero i suoi genitori, e che sua madre, Patricia Molly, fosse sua sorella. La donna aveva partorito Eric all’età di sedici anni, ed il padre era un soldato canadese che fece ritorno in patria prima della nascita del bambino. Patricia Molly si trasferì in Germania quando sposò un altro soldato, ed Eric rimase coi nonni a Ripley, nel Surrey (UK).

2) Ha avuto un figlio con la modella italiana Lory Del Santo

Lory Del Santo, fiera icona del trash italiano, che ha raggiunto un enorme pubblico nell’ultima decade soprattutto grazie alla produzione della web-series The Lady, è stata una compagna di Eric Clapton. I due hanno avuto un bimbo che purtroppo è venuto a mancare in tenera età. A lui, Clapton ha dedicato la canzone “Tears in Heaven”.

3) Il suo soprannome è Slowhand (it. “Mano lenta”)

Questo soprannome, ufficializzato come titolo di un suo album (1977), gli venne dato da Giorgio Gomelsky, manager degli Yardbirds, nel 1964. Pare che derivi dal fatto che, suonando molto velocemente, Eric era solito rompere la corda del Mi cantino durante i concerti. Secondo un’altra teoria, il soprannome sarebbe riferito al fatto che Clapton sia molto lento nel sostituire le corde della chitarra.

4) Fu un grande amico di Jimi Hendrix

Clapton ed Hendrix si conobbero al Central London Polytechnic, in Regent Street. Era il primo ottobre 1966. Jimi, al secolo James Marshall Hendrix, era un grande fan dei Cream e chiese di esibirsi sul palco con loro suonando Killing Floor. L’esibizione fu un successo.

Clapton si legò a quel giovane chitarrista e non perse mai occasione per suonare insieme a lui da quel momento in poi.

Dopo la sua morte, per onorarlo, Clapton aprì molti dei suoi concerti suonando Little Wing.

5) È l’unico chitarrista al mondo presente per 3 volte nella Rock’n’Roll Hall of Fame

Ebbene sì! Clapton appare per ben tre volte nella prestigiosa Rock’n’Roll Hall of Fame, l’ultima è recentissima e risale al 6 marzo 2020, vinta in qualità di artista solista. Gli altri inserimenti risalgono al 1992, in qualità di membro degli Yardbirds e l’altra in qualità di fondatore dei Cream.

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5 things you didn’t know about Eric Clapton!

Yesterday, the living legend of Blues Eric Clapton turned 75. A very important birthday! Let’s celebrate it together, finding out 5 curiosities about the great singer and guitarist who put history of music on fire, and still he does.

1) He believed he was his mother’s brother

This is not the plot of a poorly written soap opera! It’s all true: young Eric Clapton believed that his maternal grandparents were his parents, and that his mother, Patricia Molly Clapton, was his sister. She had given birth to Eric at the age of sixteen, and his father was a Canadian soldier who returned home before the birth of the boy. Patricia Molly moved to Germany when she married another Canadian soldier, and Eric stayed with his grandparents in Riley, Surrey (UK).

2) He had a son with Italian model Lory Del Santo

Lory Del Santo, proud icon of Italian trash, which has reached a huge audience in the last decade mainly thanks to the production of the web series The Lady, was a companion of Eric Clapton. The two even had a son, who sadly passed away at an early age, Clapton dedicated the song “Tears in Heaven” to his son.

3) His nickname is Slowhand

This nickname, made official as the title of one of his albums (1977), was given to him by Giorgio Gomelsky, manager of the Yardbirds, in 1964. It seems that it derives from the fact that, playing very quickly, Eric used to break the high-E string during the concerts. According to another theory, the nickname would refer to the fact that Clapton is very slow in replacing the guitar strings.

4) He was a close friend of Jimi Hendrix’s

Clapton and Hendrix met at Central London Polytechnic, on Regent Street. It was October 1st 1966. Jimi, aka James Marshall Hendrix, was a huge Cream fan and asked to perform on stage with them playing Killing Floor. The performance was a success. Clapton bonded with that young guitarist and never missed an opportunity to play with him from then on.

After his death, to honor him, Clapton opened many of his concerts playing Little Wing.

5) He is the only guitarist in the world with 3 entries in the Rock’n’Roll Hall of Fame

Well yes! Clapton appears three times in the prestigious Rock’n’Roll Hall of Fame, the last one is very recent and dates back to March 6th 2020, won as a solo artist. The other entries date back to 1992, as a member of the Yardbirds and the other as a founder of Cream.

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5 cose che non sapevi su George Benson

English version below

Domani sarà il 77° compleanno del grande chitarrista e cantante statunitense George Benson, e noi di Smells Like Queen Spirit vogliamo omaggiarlo con questo articolo! Ecco a voi cinque cose che forse non conoscevate su di lui.

1. Ha scritto The Greatest Love Of All

Ebbene sì! Portato al successo dalla magnifica Whitney Houston solo in un secondo momento, The Greatest Love Of All è in realtà firmato da George Benson. Il brano, col testo pieno di speranza e positività, fu scritto per il film The Greatest, con Muhammad Ali, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.

2. Ha un patrimonio stellare

Ad oggi, il patrimonio netto di George Benson equivale alla cifra di 5 milioni di dollari. Il musicista ha iniziato ad esibirsi professionalmente dall’età di 21 anni, e da allora non si è mai fermato.

3. Ha vinto 10 Grammy Awards

Durante tutta la sua carriera, Benson ha collezionato ben 10 Grammy Awards. I primi due nel 1976, con This Masquerade premiata come Miglior Canzone dell’Anno e l’album Breezin per la Migliore Perfomance Strumentale Pop. Gli ultimi Grammys due sono stati vinti nel 2006, al fianco di Al Jarreau, per la Migliore Performance Vocale R&B Tradizionale con il brano God Bless The Child e per la Migliore Perfomance Pop Strumentale con Mornin’.

4. Ha 7 figli ed è Testimone di Geova

Eh già! Il grande chitarrista è sposato dal 1965, anno d’inizio della sua carriera, con Johnnie Lee. La coppia ha in tutto 7 figli. Dal 1979 è diventato Testimone di Geova, ed è molto religioso.

5. The Other Side Of Abbey Road

Benson è un appassionato fan dei Beatles, e in loro onore ha pubblicato l’album The Other Side Of Abbey Road nel 1970, in cui ha ri-arrangiato in chiave jazz le tracce di Abbey Road.

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5 things you didn’t know about George Benson

Tomorrow will be the 77th birthday of the great guitarist and singer George Benson, and we from Smells Like Queen Spirit want to celebrate him with this article! Here you are five things that maybe you didn’t know about him.

1. He wrote The Greatest Love Of All

He did! Albeit the song was brought to success by the amazing Whitney Houston at a later time, The Greatest Love Of All was written by George Benson. The song, whose lyrics are full of hope and positivity, was written for the movie The Greatest, with Muhammed Ali, between the late ’70s and the early ’80s.

2. He has a stellar net worth

At present, George Benson has a net worth of $ 5 million. The musician started his professional career at the age of 21, keeping playing even since.

3. He won 10 Grammy Awards

During his whole career, Benson won 10 Grammy Awards. The first two in 1976, with This Masquerade for the Record of the Year prize and the album Breezin’ for the Best Pop Instrumental Performance Price. The last two Grammys have been won in 2006, with Al Jarreau by his side, for the Best Traditional R&B Vocal Performance and the Best Pop Instrumental Performance

4. He has 7 children and he is a Jehovah’s Witness

Yes! The great guitarist has been married since 1965, the year in which he started his career, with Johnnie Lee. The couple has 7 children. He’s also serving as one of Jehovah’s Witnessess since 1979, and he’s very religious.

5. The Other Side Of Abbey Road

Benson is a great Beatles fan, and to celebrate them he has published in 1970 the album The Other Side Of Abbey Road, in which he has re-arranged the tracks of Abbey Road in a jazz key.

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SLQS consiglia: dischi stranieri da ascoltare in quarantena

Si sa, sono tempi duri per tutti noi. Preoccupazione, giornate che non sembrano finire mai, impossibilità nello stabilire quando tutto questo sarà finito e tanta incertezza su quello che ci aspetta dopo. Noi ragazze di Smells Like Queen Spirit Mag stiamo facendo del nostro meglio per impiegare almeno un po’ del nostro tempo libero in maniera costruttiva e per rimanere positive.
Uno dei vantaggi dello stare in casa è senza dubbio avere più tempo per scoprire nuova musica e per riascoltare i nostri album preferiti. Ognuna di noi ne ha selezionati cinque tra quelli che abbiamo riascoltato in questi giorni.


Amalia

  • Ella Fitzgerald & Louis Armstrong, Ella and Louis (1956)
  • Led Zeppelin, Led Zeppelin IV (1971)
  • Damien Rice, O (2002)
  • Paolo Nutini, Sunny Side up (2009)
  • Kings of Leon, Come Around Sundown (2010)

Marika

  • Elton John, Elton John (1970)
  • Dire Straits, Making Movies (1980)
  • Amy Winehouse, Frank (2003)
  • Placebo, Covers (2003)
  • Lenny Kravitz, Baptism (2004)

Patrizia

  • The Beatles, White Album (1968)
  • The Rolling Stones, Black and Blue (1976)
  • Peter Frampton, Frampton Comes Alive! (1976)
  • Clash, London Calling (1979)
  • Nirvana, Nevermind (1991)

La prossima settimana vedremo invece i dischi italiani da ascoltare in quarantena. Godetevi la musica, ma soprattutto state a casa!

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SLQS suggests: records to listen to while you’re quarantining

We all know, we are going through some good hard times. Concern, days that seem never-ending, the fact that no one knows when this is going to end and a lot of uncertainty about what will happen after it will be over. We, the girls of Smells Like Queen Spirit Mag, are doing our best to use at least a bit of our free time in a constructive way and to stay positive.
One of the advantages of staying home is undeniably the fact that we have more time to discover new music and to listen to our favorite records. Each of us has selected five, among the ones we have been listening to these days.


Amalia

  • Ella Fitzgerald & Louis Armstrong, Ella and Louis (1956)
  • Led Zeppelin, Led Zeppelin IV (1971)
  • Damien Rice, O (2002)
  • Paolo Nutini, Sunny Side up (2009)
  • Kings of Leon, Come Around Sundown (2010)

Marika

  • Elton John, Elton John (1970)
  • Dire Straits, Making Movies (1980)
  • Amy Winehouse, Frank (2003)
  • Placebo, Covers (2003)
  • Lenny Kravitz, Baptism (2004)

Patrizia

  • The Beatles, White Album (1968)
  • The Rolling Stones, Black and Blue (1976)
  • Peter Frampton, Frampton Comes Alive! (1976)
  • Clash, London Calling (1979)
  • Nirvana, Nevermind (1991)

Enjoy music and, above all, stay home!

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5 dischi prodotti da Quincy Jones

*English version below*

Quincy Jones è forse il più famoso e grande produttore musicale di tutti i tempi. Musicista, arrangiatore e compositore, ma anche scopritore di talenti. Vediamo insieme 5 album che il re della black music ha portato al successo e alle vette delle classifiche discografihe mondiali

1) Off The Wall – Michael Jackson

Molti lo riconoscono come primo vero e proprio album da solista di Michael Jackson, di certo il primo dopo aver compiuto 21 anni, la soglia della maggiore età negli Stati Uniti.

Viene pubblicato il 10 agosto 1979 dall’etichetta Epic Records. Grazie ad Off The Wall, Jackson vinse il suo primo Grammy Award come cantante solista (premio per la migliore interpretazione R’n’B, con la canzone Don’t stop ‘til you get enough).

2) Thriller – Michael Jackson

Thriller è l’album più venduto nella storia della musica. Rolling Stones lo ha inserito al 20° posto nella lista dei 500 album migliori di tutti i tempi. Vincitore di 8 Grammy Awards nel 1984, rendendo Jackson il primo artista al mondo a vincere 8 premi nella stessa serata. Tutti i singoli estratti da Thriller finirono nella Top 10 della classifica Billboard Hot 100. Tra i brani più famosi: Wanna Be Startin’ Something, Thriller, Beat it e Billie Jean. Fu pubblicato il 30 novembre del 1982.

3) Bad – Michael Jackson

31 agosto 1987. Terzo ed ultimo album scritto in collaborazione con Quincy Jones. Fu l’album che consacrò il cantante al titolo che non perse mai più di Re del Pop. Su 11 tracce, ben 5 finirono in cima alla classifica Billboard Hot 100: Bad, The Way You Make Me Feel, Man in the Mirror, I just can’t stop loving you, Dirty Diana.

4) Donna Summer – Donna Summer

Jones produsse il decimo album in studio della cantante statunitense Donna Summer. Fu pubblicato il 19 luglio 1982 dall’etichetta Geffen, e diventò Disco D’Oro negli Stati Uniti, superando le 500.000 copie vendute.

Tra i brani più noti contenuti in Donna Summer: Love is in control, The woman in me, Livin’ in America.

5) We are The World – USA for Africa (Singolo)

Il 7 marzo del 1985 fu rilasciato un singolo della durata di 7 minuti e 10 secondi. Il titolo era We Are The World. Jones aveva radunato i più importanti artisti sulla scena musicale pop statunitense, e il nome scelto per presentare gli artisti fu USA, la sigla non indicava la nazionalità dei cantanti, ma era un acronimo per United Support Artists. Tutti i proventi (più di 100 milioni di dollari) furono devoluti alla popolazione etiope, in quel periodo colpita da una tremenda carestia. Negli anni ’80 divenne il brano più venduto nella storia della musica.

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5 albums produced by Quincy Jones

Quincy Jones is the greatest and most famous music producer of all times. Musician, arranger and composer, but also talent scout. Here we have 5 albums that the King of Black Music brought to success and on the top of the world rankings.

1) Off The Wall – Michael Jackson

Many recognize it as Michael Jackson’s first true solo album, certainly it’s his first one after turning 21 (when Jackson became legally adult).The album was published on August 10th 1979 by Epic Records label. Thanks to Off The Wall, Jackson won his first Grammy Award as a solo singer (best R’n’B performance, with Don’t stop ‘til you get enough).

2) Thriller – Michael Jackson

Thriller is the best-selling album in the whole history of Musica. Rolling Stones classified it as the 20th in the 500 best albums list. It won 8 Grammy Awards in 1984, making Jackson the first artist in the world who won 8 awards during the same night. All the singles from Thriller went in the Top 10 of the chart Billboard Hot 100. Some of the most famous tracks: Wanna Be Startin’ Something, Thriller, Beat it e Billie Jean. Thriller was published on November 30th 1982.

3) Bad – Michael Jackson

August 31st 1987. Third and last album writted and produced by Quincy Jones. This was the album which gave Jackson the title of King of Pop. 5 out 11 tracks went on the top of Billboard Hot 100 chart: Bad, The Way You Make Me Feel, Man in the Mirror, I just can’t stop loving you, Dirty Diana.

4) Donna Summer – Donna Summer

Jones produced the 10th studio album of the American singer Donna Summer. It was published on July 19th 1982 by Geffen label. It became a Gold Record in the USA, with more than 500.000 copies sold.

Some of the most famous tracks in Donna Summer: Love is in control, The woman in me, Livin’ in America.

5) We are The World – USA for Africa (Singolo)

On March 7th 1985, a 7:10 minutes of lenght single was published. Its title We Are The World. Jones gathered the most important American pop artists under the name USA, which did not indicate the country of all the artists, but the name United Support Artists. All proceeds (more than 100 billion dollars) were donated to Ethiopian people, at time suffering from a terrible famine. During the ’80, We Are The World became the best-selling single in the history of Music.

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