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Che fine hanno fatto #7 – Intervista a Veronica Rubino (Lollipop)

Credo siamo tutti d’accordo sul fatto che i talent show siano stati il più grande fenomeno televisivo di tutti i tempi. Per la più nostalgica delle nostre rubriche, ovvero l’amatissima Che fine hanno fatto, abbiamo deciso di portarvi agli arbori di questo fenomeno globale. Siamo nel 2001, in Italia non si vedono ancora gli Amici, non si sa ancora cos’è l’ X-Factor, né tantomeno si cerca The Voice e si tenta di dimostrare che Italia’s Got Talent. Insomma, chi vuole fare il cantante di mestiere deve fare ancora la gavetta alla vecchia maniera: armarsi di pazienza, diffondere il più possibile demo e suonare nei posti più improbabili sperando che l’incontro galeotto con il manager di turno possa regalargli il sospirato contratto discografico. Qualcuno ricorderà un certo programma andato in onda nel 2002 chiamato Operazione Trionfo, poi diventato Star Academy, il cui claim era quello di essere il papà di tutti i talent (così come recitato nello slogan promozionale da un giovanissimo Francesco Facchinetti). Eppure, tecnicamente, prima di Operazione Trionfo c’è stato Popstar, il talent nato con l’obiettivo di articolare la risposta italiana alle Spice Girls. Questa risposta si chiamerà Lollipop, girlband dalla carriera breve ma molto, molto intensa, che si scioglie nel 2005 dopo aver messo a segno un successo dopo l’altro tra 2001 e il 2002. Facevano parte del gruppo le giovanissime Dominique Fidanza, Roberta Ruiu, Marcella Ovani, Marta Falcone e Veronica Rubino. Proprio quest’ultima ha accettato di fare quattro chiacchiere con noi, raccontandoci cosa volesse dire far parte delle Lollipop e aver partecipato al primo talent show italiano della storia.

Chi era Veronica prima di cominciare la sua avventura a Popstar?
Ero una ragazza semplice, una diciannovenne di Caserta da poco diplomata al liceo scientifico che stava frequentando il primo anno della facoltà di Giurisprudenza. Non mi ero mai spostata molto e quei primi tragitti in treno, ripresa dalle telecamere di Italia Uno, furono di fatto i miei primi viaggi. Non avevo le idee molto chiare su cosa mi sarebbe piaciuto fare in futuro, ma con buone probabilità sarei diventata avvocato. Intanto cantavo in un gruppo insieme ai miei compagni del liceo, esercitandomi nei garage e esibendomi nei pub della zona.

Come sei arrivata a Popstar?
Mia sorella maggiore adocchiò le scritte sovrimpressione che scorrevano sotto i programmi Mediaset. Si cercavano ragazze che sapessero cantare, ballare e recitare per un nuovo programma chiamato appunto Popstar. Mia sorella mi iscrisse ai casting di nascosto. Io ero piuttosto timida, neanche ci pensavo a fare provini e ad andare in TV! Quando la redazione mi chiamò ero sconvolta. Mia sorella venne con me a tutti i provini. Ricordo il primo, al Teatro Augusteo di Napoli, insieme a tantissime ragazze campane piene di talento che nemmeno sapevano che lo scopo del programma fosse quello di formare una band. Ci chiedevamo cosa sarebbe successo. Non sapevamo ancora bene cosa fosse un reality o un talent show: Saranno Famosi sarebbe arrivato solo l’anno dopo e il Grande Fratello era solo alla prima edizione.

Cosa è successo dopo la proclamazione delle vincitrici di Popstar?
In occasione dell’ultima puntata di Popstar fummo letteralmente investite da un fiume di fan e sostenitori, così i discografici si resero conto che i riflettori potevano spegnersi sul programma, ma di sicuro non sulle neonate Lollipop. Ci proposero di incidere un disco, sull’onda del successo che aveva già avuto il nostro primo singolo Down Down Down, diventato disco di platino. Il nostro primo album, intitolato Popstar, uscì il 1 giugno 2001.

Come avete gestito la fama improvvisa?
Girammo l’Italia con il Tim Tour, il Festivalbar, decine di serate-evento sempre super affollate, nelle discoteche di tutta Italia. Poi avevamo le prove, i video da girare, le trasmissioni televisive. Eravamo letteralmente frastornate e stentavamo a realizzare quello che ci stava accadendo, che ormai eravamo diventate famose. Ci siamo rese conto di tutto solo quando i riflettori si sono spenti del tutto e negli anni successivi allo scioglimento della band.

L’esperienza più bella che hai fatto da Lollipop?
Ogni esperienza fatta in quel periodo è stata bella a suo modo, ma la cosa più incredibile è stata incontrare alcuni dei miei idoli. Una volta le Destiny’s Child si sono esibite al Festivalbar subito prima di noi e io avevo le lacrime dall’incredulità. Dopo la nostra esibizione siamo andate nel loro camerino per scambiare qualche parola e farci delle foto insieme. È stato bellissimo anche incontrare Alicia Keys al Festival di Sanremo e ascoltarla suonare Ave Maria al pianoforte durante le prove. Beyoncé e Alicia Keys sono artiste che seguo ancora oggi, sapere di averle incontrate di persona è incredibile.

Come hanno vissuto le Lollipop il Festival di Sanremo, al quale avete partecipato nel 2002?
Il Festival di Sanremo è bellissimo, faticoso e passa in un lampo. Noi Lollipop non ci siamo arrivate al meglio: la pressione mediatica e psicologica che precede un evento del genere è davvero tanta. Eravamo giovani, inesperte e non eravamo abituate ad esibirci dal vivo. Bisogna infatti tenere presente che eravamo negli anni d’oro del playback e le esibizioni live erano rarissime. Facemmo del nostro meglio con il poco tempo a disposizione per le prove ma l’esibizione, come è noto, non andò benissimo. Il nostro brano Batte Forte fu comunque premiato dal pubblico, ricordo che divenne la suoneria più scaricata di quel periodo.

Immagino non fosse semplice per cinque semi-sconosciute essersi ritrovate spalla a spalla ad affrontare questo mestiere e la notorietà. Com’erano i vostri rapporti?
Non semplici. Eravamo troppo diverse tra di noi. Regioni diverse, mentalità diversa, temperamento diverso. Gli scontri erano, come puoi immaginare, abbastanza frequenti. D’altronde siamo state investite da una fama immensa e sebbene ci abbiano guidate in modo eccellente dal punto di vista artistico, forse avremmo avuto bisogno di un aiuto anche sul piano personale e interpersonale. È facile farsi sfuggire di mano la situazione quando si è così giovani, finendo per creare squilibri nel gruppo nel tentativo di imporsi e far valere il proprio punto di vista.

È per questo che nel 2005 vi siete sciolte?
Ci siamo sciolte perché non andavamo più d’accordo, non riuscivamo più a stabilire dei compromessi. Io, personalmente, avrei voluto evitarlo: mi sentivo investita di una fortuna che chiunque avrebbe voluto avere e che avrei voluto fossimo in grado di gestire, mettendo da parte gli screzi. Ma non ci siamo riuscite.

Però, poi, avete tentato il ritorno…
Esatto. Nel 2013 siamo tornate in quattro (senza Dominique) con il brano Ciao (Reload), prodotto dal dj Mario Fargetta. In seguito anche Roberta ha deciso di abbandonare definitivamente il progetto. Rimaste in tre, abbiamo dato vita nel 2018 al nostro ultimo singolo, Ritmo Tribale (qui il video ufficiale). Io, Marta e Marcella crediamo ancora al progetto e pensiamo non sia giusto abbandonare quel gruppo di affezionati che ancora ci segue. Tra un pò le Lollipop compiranno vent’anni e abbiamo in serbo una sorpresa per i nostri fan, sperando di non essere ancora in lockdown…

L’ultima domanda dell’intervista corrisponde, come sempre, al titolo della rubrica. Che fine hai fatto?
In questi anni ho avuto lavori di ufficio e mi sono occupata di import-export, ho lavorato nel negozio di abbigliamento di famiglia e sono persino diventata mamma di un bambino che adesso ha otto anni. Non ho mai abbandonato la musica: ho continuato a studiare (anche insieme al maestro Pino Perris) e nel 2008 ho fondato, insieme a mio marito e ad altri soci, l’etichetta Deependence Rec. Ci occupiamo anche di eventi musicali, come dj set e eventi live, coinvolgendo giovani e artisti emergenti nel territorio della provincia di Napoli, dove vivo. Al momento siamo in stand-by a causa del covid, ma speriamo di ricominciare quanto prima.

Noi di SLQS siamo molto curiose di scoprire che sopresa ci riservano le Lollipop in occasione del loro ventennale e facciamo un in bocca al lupo a Veronica per tutti i suoi progetti futuri!

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Che fine hanno fatto #6 – Sonohra

Temevate che ci fossimo dimenticate del Che fine hanno fatto di ottobre? Ma no! Come al solito non vedevamo l’ora di farvi fare un piccolo viaggio nel tempo. Questa volta vi portiamo nel 2008, ancora una volta sul palco del Festival di Sanremo, per parlarvi di un duo musicale la cui carriera è iniziata proprio sul palco dell’Ariston: stiamo parlando dei Sonohra, ovvero dei due fratelli veronesi Diego e Luca Fainello, vincitori nella categoria giovani con il brano L’Amore. Curiosi di scoprire cos’hanno combinato dopo la vittoria al Festival e cosa fanno oggi? Continuate a leggere!

Luca e Diego crescono a pane e musica, figli di una cantante e nipoti di un violinista che li incoraggiano a intraprendere la carriera musicale. Tra le loro prime avventure (all’epoca si fanno chiamare 2tto) c’è l’incisione della sigla di UFO Baby. Nel 2006 cambiano nome in Domino e si esibiscono dal vivo nei caffè nel Lago di Garda, proponendo sia pezzi originali che cover di canzoni famose. È proprio durante una di queste serate che i due ragazzi incontrano il produttore Roberto Tini che li aiuterà a trovare una casa discografica. A questo punto cambiano di nuovo nome e scelgono quello che li porterà al successo: Sonohra.

I Sonohra sbaragliano la concorrenza al Festival e il loro brano L’Amore domina le classifiche e le programmazioni radiofoniche per mesi. Il testo è di Luca mentre gli arrangiamenti sono di Diego. Il brano debutta al sesto posto tra i download digitali di iTunes, viene proposto in lingua inglese con il titolo Love is Here e persino in spagnolo con il titolo Buscando el Amor. Sull’onda di questo successo i fratelli pubblicano il loro primo album, Liberi da Sempre, in breve tempo disco di platino. Gli altri singoli estratti dal disco sono Love Show e Salvami.

Dopo il Festival comincia un periodo strepitoso per Luca e Diego: vincono il premio per ‘Best New Artist’ ai TRL Awards 2008, vengono nominati agli MTV Europe Music Awards come ‘Best Italian Act’ e ai Kid’s Choice Awards di Nickelodeon nelle categorie ‘Miglior Band’ e ‘Tormentone dell’anno’, vincendo quest’ultimo premio con L’Amore. Il 2009 sarà un anno altrettanto fantastico per i Sonohra: Liberi da Sempre esce infatti in Sudamerica con il titolo Libres e i due fratelli diventano amatissimi in Cile, Argentina, Colombia e Messico, ma non solo. Il disco esce anche in Giappone, dove riceve un’ottima accoglienza. Sempre nel 2009, nel mese di settembre, i Sonohra partono per Londra dove, presso gli storici studi di Abbey Road, registrano il loro secondo album Metà. A dicembre esce Seguimi o Uccidimi, primo singolo estratto dal nuovo disco, e pochi giorni dopo viene annunciata la partecipazione dei Sonohra al Festival di Sanremo 2010 con il brano Baby (vengono però eliminati nel corso della seconda serata). Nello stesso anno interpretano There’s a Place for Us, colonna sonora de Le Cronache di Narnia.

Dopo due anni di silenzio, i Sonohra tornano nel 2012 con un nuovo produttore, Enrico Garnero, e un nuovo album in cui appaiono molto maturati, intitolato La Storia Parte da Qui. Il duo ottiene un discreto successo grazie ai singoli The Sky is Yours e Si Chiama Libertà. Il disco contiene alcune interessanti collaborazioni, tra cui quella con Eugenio Finardi per La Storia Parte da Qui, Enrico Ruggeri in L’Amante di Lady Chat, Secondhand Serenade in Nuda fino all’Eternità e Hevia, famoso musicista spagnolo suonatore di cornamusa, in Si Chiama Libertà. Segue un’altra pausa di due anni e un nuovo album con una nuova etichetta discografica: i Sonohra passano infatti dalla Sony alla Believe Digital, sotto la quale il 22 aprile 2014 esce Il Viaggio, anticipato dall’omonimo singolo scritto da Enrico Ruggeri ed eseguito con i Modena City Ramblers. Il disco viene presentato con una performance a piazza Duomo a Milano, che vede i Sonohra suonare sospesi nell’aria. Dirige la performance l’artista cinese Li Wei, che firma anche la cover dell’album.

Da questo momento in poi la carriera dei fratelli Fainello va avanti un po’ a singhiozzi: nel maggio del 2017 pubblicano il brano Destinazione Mondo e a gennaio 2018 Per Ricominciare. Un nuovo album autoprodotto viene annunciato in più occasioni, ma vede la luce solo nel dicembre 2018: si tratta di L’Ultimo Grande Eroe, disco in cui i Sonhora tentano un approccio meno commerciale e più cantautorale. L’album è dedicato al padre scomparso l’anno precedente ed è stato registrato al Civico6, il loro studio di registrazione dove lavorano non solo alle loro produzioni, ma anche alle collaborazioni con altri artisti.

Ma veniamo al 2020. Luca e Diego hanno dato vita, nel 2019, al Sonohra Project Trio, un progetto che segna il distacco definitivo dal panorama commerciale e che riporta i due fratelli a una dimensione più autentica, dove trovano posto il blues e il folk con cui sono cresciuti. Fa parte del progetto anche un terzo musicista, Alberto Pavesi, che si occupa della sezione ritmica. Il progetto ha visto i tre impegnati in un’intensa attività dal vivo in giro per l’Italia, bruscamente interrotta dalla pandemia. Noi di Smells Like Queen Spirit facciamo gli auguri a Diego e a Luca per questo nuovo progetto a tre e speriamo di poterli rivedere presto esibirsi dal vivo!

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Che fine hanno fatto #5 – Intervista a Daniele Groff

Siamo nel 1998. Un venticinquenne trentino con l’aria da bravo ragazzo e la chitarra in spalla si presenta a Sanremo Famosi, kermesse condotta da Max Pezzali con protagonisti quelli che sarebbero stati i partecipanti, nella sezione Nuove Proposte, del Festival di Sanremo 1999. Quel ragazzo si chiama Daniele Groff e quell’edizione di Sanremo Famosi la vince con un brano intitolato Daisy. Il brano unisce rock e melodia, chitarra ruvida e archi, riprendendo in maniera piuttosto evidente il genere del brit-pop, esploso proprio in quegli anni prima in Inghilterra e poi nel resto del mondo. Ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con Daniele e di ripercorrere con lui la sua carriera fatta di palchi importanti e collaborazioni straordinarie, ma anche di uscite di scena, pause e progetti ancora in corso.

Cominciamo con una domanda facile: dove sei?
Dopo tanti anni a Roma sono ritornato nel mio luogo di origine, in Trentino, dove ho trascorso la mia giovinezza e dove ho studiato. Sebbene l’offerta in termini di attività culturali sia molto meno variegata rispetto a quella della capitale, sono comunque soddisfatto della qualità della vita quassù.

Fin dall’esordio sei stato accostato al brit-pop, in particolare alla musica degli Oasis, e ascoltando la tua musica viene quasi spontaneo pensare che il tuo sia stato un vero e proprio tentativo (forse l’unico) di importare in Italia queste sonorità. Credi di essere stato inconsapevolmente influenzato dai dischi che hai ascoltato in quel periodo oppure hai consapevolmente scelto di rifarti a questo genere?
Ho cercato di importare in Italia un sound che secondo me non era ancora stato proposto ed è stato un processo molto consapevole, ma anche molto sofferto. Mi è infatti costato un bel po’ di fatica spiegare ai miei collaboratori, ai tecnici del suono e ai discografici come volevo che fossero le mie canzoni. Il genere aveva cominciato ad interessarmi già a 19 anni, complice un viaggio in Inghilterra. Cominciai ad ascoltare i Beatles e poi gli Oasis, i Blur e i Radiohead, gruppi che in Italia venivano considerati un po’ di nicchia, di certo non mainstream. Mi affascinava il mix di rock e melodia di quelle canzoni che avevano la pretesa di uscire dal ‘garage’ e di arrivare alla gente, così ho fatto mio questo genere che in Italia mancava. L’etichetta di artista brit-pop me la sono un po’ cercata, ma devo dire che il continuo accostamento ai fratelli Gallagher da parte della stampa nei confronti di un artista dall’identità ancora in ‘divenire’ è stato, a tratti, pesante.

Hai citato gli Oasis, i Blur e i Radiohead come tue fonti di ispirazione. Ci sono anche artisti italiani ai quali senti di dovere qualcosa?
Sicuramente hanno influenzato la mia scrittura le note che mi arrivavano all’orecchio da bambino, sia dalla radio in macchina che dalla chitarra di mio padre che strimpellava. Dalla, De Gregori e Battisti soprattutto, ma anche Baglioni, Celentano, Iannacci. Tutti cantautori dalle grandi personalità.

Hai calcato, ancora giovanissimo, il palco dell’Ariston. Che ricordi hai di quel periodo?
E’ stata un’esperienza forte sotto molti punti di vista. E’ un palco che mette soggezione anche ai più esperti – e io di certo non lo ero – perché sei consapevole che dietro quelle telecamere ci sono milioni di persone, c’è la gente comune, la stampa, i discografici. Per una settimana è stato come vivere in una bolla, a metà tra un sogno e un delirio, con i fan che ti aspettavano sotto l’hotel e davano vita e vere e proprie scene di isteria collettiva. I ricordi che ho di quel periodo sono bellissimi, ma anche caotici e confusi. Sono comunque molto grato di avere avuto la possibilità di prendere parte a questa grande festa della musica, sebbene credo che all’epoca non fossi pienamente consapevole di quello che stavo vivendo…

E a proposito di consapevolezza: se tu potessi dare un consiglio al Daniele dell’epoca, quale sarebbe?
Altro che ‘no regrets’, come canta Robbie Williams. Darei sicuramente più consapevolezza al ragazzo che ero, perché nella confusione che vivevo non sempre ero presente a me stesso. Cercherei di respirare un po di più e di godermi il momento, ma anche di darmi spazio e tempo di riflettere, di dire anche di no qualche volta. Qualche anno fa ho portato le mie due figlie a un incontro con Fedez e sono rimasto molto colpito dalla sua sicurezza, dal suo sapere esattamente chi era e cosa voleva. Una consapevolezza che io, alla sua età, mi sarei sognato – magari perché per indole sono più sensibile e tendo a farmi trascinare dalle cose.
Per quanto riguarda le scelte artistiche che ho fatto, una parte di me lascerebbe tutto così com’è, un’altra sarebbe curiosa di vedere ‘come sarebbe andata se’. Mi riferisco soprattutto al mio secondo album Bit, in occasione del quale decisi di ‘tradire’ il sound del primo, Variatio 22, perché stanco delle critiche che mi venivano rivolte per la vicinanza agli Oasis.

Ripensando a tutta la tua carriera, qual è la cosa della quale vai più fiero?
Sicuramente i due giorni trascorsi in studio con Lucio Dalla per la scrittura del testo di Lory. Non mi sembrava nemmeno reale, soprattutto perché Lucio mi parlava come se fossimo stati pari, ma io mi sentivo soltanto un suo fan, un ragazzino al cospetto di in un pezzo di storia vivente. Sono fiero anche della mia collaborazione con Renato Zero: lui apprezzava molto la mia musica e mi chiese di aprire i suoi concerti negli stadi di tutta Italia durante le tournée del 2004 e del 2007. Sono state esperienze di live molto forti, insieme a quella del primo maggio 1999, il mio primo vero live. Vado molto fiero anche del mio primo disco, Variatio 22, che mi sono guadagnato con immensa fatica, andando anche contro il volere dei miei che mi avrebbero volentieri visto prendere una laurea perché, si sa, nella musica solo uno su mille ce la fa.

Se dovessi far ascoltare un solo brano a una persona che non ti conosce affatto, quale sceglieresti?
Sicuramente sceglierei tra i miei brani più popolari, nei confronti dei quali nutro un senso di gratitudine perché sono quelli che mi hanno regalato un rapporto con la gente, la possibilità di viaggiare, di esibirmi e cantare con loro. Probabilmente sceglierei Sei un miracolo, un mio piccolo evergreen, oppure Daisy, che in fondo è quella che mi rappresenta di più. Ogni riga del testo è ispirata a un libro, a una poesia o a un momento di vita vissuta.

Dopo il terzo album Mi accordo, uscito nel 2004, ti sei allontanato dal grande pubblico. E’ stata una scelta tua oppure il risultato di contrasti con, ad esempio, l’etichetta discografica?
In realtà ho lavorato a un quarto album che sarebbe dovuto uscire nel 2008, anticipato già nel 2007 dal singolo Prendimi, frutto di una collaborazione con i Fool’s Garden (quelli diventati famosi con Lemon Tree, ndr). Quel singolo uscì nel mezzo di una serie di cambiamenti epocali per l’industria della musica. Cominciavano a ingranare i talent, la musica si cominciava a scaricare, i dischi si vendevano molto meno. I discografici mi rassicuravano, il problema non ero io, ma io mi convinsi del contrario e decisi di prendermi una pausa a tempo indeterminato. Avevo la sensazione che non ci fosse più pubblico disposto ad ascoltarmi e ho preferito non far uscire mai quel disco per non ‘bruciarmelo’. La pausa però è durata più a lungo del previsto. Quando nel 2015 ho fatto un tentativo di ritorno con il brano Bellissima la verità (supportato da alcuni amici romani produttori) mi sono reso conto che il modo di fruire la musica era ormai radicalmente cambiato. Si tende a sottovalutare la storia che il tempo passa…

L’allontanamento dal grande pubblico, tra l’altro, ha riguardato non soltanto te ma tutta una serie di cantautori di fine anni novanta\inizio anni duemila – penso a Luca Dirisio, Simone Tomassini, Paolo Meneguzzi – che nonostante abbiano continuato a produrre, sono rimasti ai margini…
Si sa, la musica è monopolio dei giovani. Ti ricordo che sono passati già vent’anni!

A proposito di giovani, ascolti volentieri gli artisti di oggi?
Grazie alle mie ragazze di diciotto e vent’anni sono rimasto aggiornato sul panorama musicale, che a mio avviso oggi è molto frammentato e ‘citazionistico’, senza particolari icone o elementi di rottura. E’ un grande caleidoscopio con poca caratterizzazione, conosci la canzone ma quasi mai sai chi è che canta. Tutto è suddiviso in playlist e non si ascoltano più i dischi dalla prima all’ultima traccia. Detto ciò, trovo molto interessante Frah Quintale: bella vocalità, testi interessanti e un sound un po’ funk alla Jamiroquai. Apprezzo molto anche il nuovo indie italiano: i TheGiornalisti e Tommaso Paradiso, Coez e soprattutto Calcutta che considero il capostipite di questo nuovo filone, importanza che, in questo senso, definirei già storica. Se mi si presentasse l’occasione, di certo non rifiuterei una collaborazione con uno di questi artisti!

L’ultima domanda è esattamente il titolo della rubrica. Che fine hai fatto? Tornerai?
Ammetto di essere stato a un passo dal mollare, ma sento di avere ancora un debito, come se avessi ancora qualcosa da portare a termine. Non so dirti quando succederà, ma l’intenzione di ritornare c’è, anche se sono consapevole di non avere tutta l’energia che avevo un tempo, necessaria per lavorare a un disco ed eventualmente a una bella tournée. In ogni caso, in questa lunga assenza non ho mai smesso di scrivere, ma anche di riscrivere e perfezionare materiale che avevo già, soprattutto durante il lockdown. Ho delle canzoni che non voglio lasciare nel cassetto e il giorno in cui usciranno saprò che, anche se non sono perfette, rappresentano il meglio che potessi fare.

Facciamo un grosso in bocca al lupo a Daniele per i suoi progetti futuri e speriamo in un suo ritorno! Quale artista ti piacerebbe fosse il protagonista del prossimo Che fine hanno fatto? Faccelo sapere!

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Che fine hanno fatto #4 – Sugarfree

Per questo Che fine hanno fatto? di piena estate, l’ultimo prima della pausa di agosto, vi portiamo nel luogo dove tutti ora vorremmo essere (io per prima, che sto scrivendo questo articolo sotto il cielo perennemente coperto di Rotterdam). Vi portiamo nella nostra splendida Sicilia e già che ci siamo prendiamo la navetta fino ad arrivare al 2005, l’anno in cui un gruppo catanese, nascosto dietro ad un nome inglese, diventa la band rivelazione dell’anno, grazie a un brano pop-rock sull’amore che diventa ossessione, mania, bisogno viscerale. Ovviamente stiamo parlando degli Sugarfree e della loro famosissima Cleptomania!

Gli Sugarfree muovono i primi passi nel circuito dei pub catanesi e inizialmente suonano soprattutto cover di canzoni rock degli anni cinquanta e sessanta. Ben presto vengono notati dalle reti televisive locali e la loro popolarità aumenta a dismisura. L’ascesa comincia con l’incontro con il produttore Luca Venturi e un contratto con Warner Music Italy firmato nell’ottobre del 2004. Il frontman della band, Matteo Amantia, fa il suo ingresso negli Sugarfree solo a contratto già firmato, dopo che frontman originario aveva lasciato la band per problemi personali. Di lì a poco verrà registrato il fortunato brano Cleptomania, scritto dall’autore di Gela Davide Di Maggio e arrangiato dalla band stessa. Cleptomania resterà al primo posto delle classifiche per ben cinque settimane e nella top five per 22 settimane, superando le 60.000 copie vendute e diventando disco di platino.

Il primo album degli Sugarfree, Clepto-manie, esce il 6 maggio 2005 e ancora in prevendita diventa già disco d’oro. Il disco è anticipato dal singolo Cromosoma che la band catanese porta sul palco del Festivalbar 2005. Il Clepto-manie Tour porta la band in giro per lo stivale fino alla fine dell’anno e le sue tappe segnano un successo dopo l’altro. Gli Sugarfree accedono al palco più importante, quello dell’Ariston, nel febbraio 2006. Partecipano al Festival di Sanremo numero 56 con Solo lei mi dà, emozionante brano sulla vita dopo la fine di una relazione. In seguito alla partecipazione al Festival, Clepto-manie viene pubblicato in una nuova versione contenente sia il brano sanremese che l’inedito Inossidabile, con il quale la band partecipa al Festivalbar 2006.

Il 2008 è un anno pienissimo per i ragazzi di Catania, che lo inaugurano con una fortunata collaborazione cinematografica. Il brano Scusa ma ti chiamo amore fa infatti da colonna sonora all’omonimo film tratto dal romanzo di Federico Moccia e diventa uno dei singoli più venduti dell’anno. Gli Sugarfree trascorrono un’altra estate in giro per l’Italia con Aspettando Argento Tour e a settembre esce il secondo album in studio Argento, anticipato da singolo Splendida, già scelto per accompagnare i titoli di coda del film Blind Dating di James Keach, nella sua versione in italiano. Segue a questa collaborazione un mini tour negli Stati Uniti.

Il 2009 è un anno di crisi: il frontman Matteo Amantia abbandona gli Sugarfree per tentare un’avventura da solista (il suo primo disco, Matteo Amantia, esce nell’aprile 2011) e viene sostituito da Alfio Consoli. La stessa cosa accade con il chitarrista Luca Galeano che viene sostituito da Salvo Urzì. Va via anche il tastierista Vincenzo Pistone e non viene sostituito, così la band prosegue in una formazione a quattro. Nonostante il caos di questo periodo la band riceve, nell’agosto del 2009, il premio dell’Italian Fanclub Music Award. I cambiamenti non impediscono agli Sugarfree nemmeno di proseguire nei loro tour. Saranno infatti protagonisti del L’Origine Tour nel 2009 e del In Simbiosi Tour nel 2010. In Simbiosi è anche il titolo del loro terzo disco, il primo della nuova formazione. Vengono estratti i singoli Regalami un’estate e Amore nero.

Il 2011 è l’anno di Famelico, quarto album in studio pubblicato il 6 maggio, anticipato dal singolo Lei mi amò, scritto da Fortunato Zampaglione, già autore del brano sanremese Solo lei mi dà. Ad ottobre, dopo il consueto tour estivo che porta il nome dell’album uscito a maggio, ricevono a Bagnara il Premio Mia Martini speciale. Questa stabilità appena ri-conquistata non durerà a lungo, perché nell’estate del 2012 anche il chitarrista Salvo Urzì decide di lasciare il gruppo. I membri restanti, a questo punto solo tre, decidono di non coinvolgere altri membri fissi e di proseguire comunque con il progetto Sugarfree, concentrandosi soprattutto sui live in giro per l’Italia. Ad accompagnarli nelle tappe dei vari tour, a partire dal 2013, anche il nuovo brano Pura e Semplice.

A sorpresa, nel dicembre 2014, anche il novello frontman Alfio Consoli lascia il gruppo. Il 2015 si apre quindi con un grande ritorno, quello del frontman con il quale gli Sugarfree erano diventati famosi, Matteo Amantia. Nessun nuovo disco in vista per la band, ma una serie di singoli che li accompagnano nei loro live, un’abitudine mai smessa. Nel 2016 esce Ti amo a Milano, nel 2017 Le tue favole e Non basta stare insieme.

Ma dove sono gli Sugarfree oggi? La formazione è, più o meno, tornata ad essere quella degli inizi. Oltre al frontman Matteo Amantia, gli altri superstiti sono Carmelo Siracusa al basso e Giuseppe Lo Iacono alla batteria. Ma c’è dell’altro: il gruppo ha ripreso i contatti sia con il produttore che gli ha permesso di muovere i primi passi, Luca Venturi, sia con Davide di Maggio, autore del loro primo grande successo Cleptomania. Il nuovo singolo degli Sugarfree (in collaborazione con Serena De Bari), uscito a fine 2019, è il frutto di questi ritorni e legami mai spezzati e si intitola, appunto, Frutta. L’instabilità alla base della formazione del gruppo ha sicuramente minato in modo importante la loro produttività nel corso dell’ultimo decennio, ma dobbiamo riconoscere che i componenti sono riusciti a tenersi stretta e a mantenere coerente la loro immagine sempre romantica, appassionata e vagamente anni settanta. Continuiamo a tenere d’occhio gli Sugarfree, hanno sicuramente ancora molto da raccontarci.

Speriamo che questo pieno di nostalgia vi basti fino a settembre! Questo era infatti l’ultimo ‘Che fine hanno fatto’ prima della pausa estiva. Torneremo a settembre cariche di idee e nuovi spunti!

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Che fine hanno fatto #3 – Zero Assoluto

Se siete nati intorno al 1990 e siete stati adolescenti all’alba del nuovo secolo è abbastanza improbabile che i vostri primi piccoli problemi di cuore non siano stati condizionati dalla visione di uno degli innumerevoli film di Federico Moccia, o magari dalle canzoni degli Zero Assoluto, che talvolta facevano parte proprio della colonna sonora dei suddetti film. È proprio a questo duo romano che dedichiamo il Che fine hanno fatto di questo mese: ricostruiamo la storia del loro successo e scopriamo cosa fanno oggi Matteo e Thomas!

Il loro sodalizio comincia sui banchi del famoso Liceo classico Giulio Cesare di Roma, dove i giovani Matteo Maffucci e Thomas De Gasperi si incontrano e, accomunati dalla passione per la musica rap, decidono di lavorare a un progetto comune. Per Matteo la musica era già pane quotidiano: suo padre è stato infatti direttore del Festival di Sanremo per circa un ventennio, dal 1982 al 2000. La prima canzone di Thomas e Matteo è parte di una compilation dal titolo Nati per rappare e contiene già un riferimento al nome del progetto che li porterà al successo: si intitola infatti In due per uno zero. Il vero brano d’esordio risale però al 1999 ed è Ultimo capodanno, in collaborazione con il rapper Chef Ragoo. Il video vede protagonisti i calciatori della Roma, compreso il capitano Francesco Totti.

All’inizio degli anni duemila pubblicano alcuni singoli di discreto successo (Come voglio, Magari meno, Tu come stai) e un album, Scendi, del 2004. La vera e propria ascesa del duo comincia quando diventano conduttori della trasmissione Terzo piano, interno B su Hit Channel (oggi RTL 102.5 television). Dalla tv passano alla radio e conducono Suite 102.5, in prima serata dalle 21 alle 24 su RTL 102.5, rimanendo alla conduzione fino al 2008. La loro popolarità nell’ambiente radiofonico e musicale è ormai inarrestabile e nel 2005 esce il singolo Semplicemente che rimarrà in classifica per ben trenta settimane.

Nel 2006 partecipano al Festival di Sanremo nella categoria Gruppi con Svegliarsi la mattina, brano con il quale gli Zero Assoluto accedono alla finale (quell’anno solo otto canzoni su trenta sarebbero finite in finale). Svegliarsi la mattina è il singolo più venduto in Italia nel 2006 e diventa triplo disco di platino. Si aggiudica due dischi di platino anche il singolo successivo, Sei parte di me, con il quale gli Zero Assoluto vincono il premio rivelazione dell’anno al Festivalbar. Il duo è ormai amatissimo in Italia e nel 2007 si prepara a una preziosa collaborazione internazionale, quella con la cantante Nelly Furtado che incide con i due ragazzi romani il brano di grande successo All Good Things (Come to an End). Si esibiscono con la Furtado anche in una delle serate del festival di Sanremo 2007, al quale partecipano con la canzone Appena prima di partire, classificatasi nona. La canzone verrà incisa anche in inglese, insieme alla Furtado, con il titolo Win or Lose, destinata al mercato francese e tedesco.

I successi Semplicemente, Svegliarsi la mattina e Sei parte di me fanno parte dell’album Appena prima di partire, uscito il 2 marzo 2007 e diventato disco di platino con oltre 100.000 copie vendute. Tre brani di quest’album, ovvero Seduto qua, Semplicemente e Quello che mi davi tu vengono inseriti nella colonna sonora nel film Scusa ma ti chiamo amore, tratto dall’omonimo romanzo di Federico Moccia. Il 2009 è un altro anno pieno di highlights per il duo romano: esce infatti, ad aprile, Sotto una pioggia di parole – Appunti disordinati di un disco, il loro primo libro scritto in forma di diario, ma soprattutto esce a maggio il loro terzo album in studio, Sotto una pioggia di parole, che diventa ben presto disco d’oro ed è anticipato dal brano tormentone Per dimenticare. Gli altri singoli estratti sono Cos’è normale e Grazie.

Nel 2010 vengono scelti nuovamente da Federico Moccia per la colonna sonora di un film, stavolta di Scusa ma ti voglio sposare. Negli anni duemiladieci pubblicano ben tre album, ma con nessuno di questi il duo riesce a eguagliare il successo di Appena prima di partire e Sotto una pioggia di parole. Nel 2011 esce l’album Perdermi, anticipato dal singolo Questa estate strana, mentre nel 2014 esce Alla fine del giorno, trainato dai singoli All’improvviso e Adesso basta. Nel 2016 gli Zero Assoluto tornano al festival di Sanremo con il brano Di me e di te, eliminato prima della finale. Di me e di te è anche il titolo del loro sesto album in studio, uscito un mese dopo la fine del Festival.

E’ proprio dall’uscita di Di me e di te che gli Zero Assoluto sono spariti dalla circolazione. In questi anni Thomas e Matteo hanno infatti dato la priorità ad altri progetti, in entrambi i casi nel mondo del digitale. Matteo ha fondato la One Shot Agency, un’agenzia che segue youtuber, instagrammers e affini, ma anche cantanti (ad esempio Alessio Bernabei). Matteo è anche uno scrittore e ha pubblicato nel 2018 il libro Rivoluzione Youtuber, sogni e affari, le star del web si raccontano. Thomas ha invece fondato Mkers, una società sportiva per e-sporters, ovvero giocatori professionisti di videogiochi. Nonostante si stiano dedicando ad altro, gli Zero Assoluto non hanno rotto con il loro passato da popstar né con la musica e questo emerge dal loro profilo Instagram sul quale sono molto attivi. I due non perdono occasione di sottolineare il legame ancora forte con la musica e annunciano persino di avere progetti per il futuro. Non ci resta che attendere pazientemente il loro ritorno!

Direi che anche oggi abbiamo fatto il pieno di nostalgia! Quale artista ti piacerebbe fosse il protagonista del prossimo Che fine hanno fatto? Faccelo sapere!

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Che fine hanno fatto #2 – Luca Dirisio

Ci vuole calma e sangue freddo\ Calma, yeah…’. Non ditemi che non l’avete letta cantando! Era il 2004 e Luca Dirisio era letteralmente ovunque tra radio, Festivalbar e palchi sparsi in giro per l’Italia. Riuscii a beccarlo per ben due volte e, fidatevi, per una quattordicenne del 2004 vederlo dal vivo era davvero il massimo che si potesse avere dalla vita. A grande richiesta, in questa seconda puntata di Che fine hanno fatto, ripercorriamo la carriera di questo artista abruzzese che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non ha affatto appeso la chitarra al chiodo!

Luca, nato a Vasto nel 1978, si avvicina alla musica nella prima adolescenza, imparando a suonare la chitarra e cominciando da subito a scrivere i primi pezzi. E’ una lunga gavetta la sua ma nel 2003 porta a casa il premio del Summer Live Festival. Da lì in poi, un’ascesa che pare inarrestabile: viene notato da Giuliano Boursier, produttore che ha collaborato con grandi nomi della musica italiana (Loredana Bertè e Riccardo Fogli, solo per citarne qualcuno). Il singolo Calma e sangue freddo diventa il tormentone dell’estate 2004 e Luca si aggiudica il premio del Festivalbar come Artista rivelazione dell’anno. Esce quell’autunno il suo album di debutto Luca Dirisio, diventato disco di platino, dal quale vengono estratti i singoli Il mio amico vende il tè, Usami e Per sempre.

Nel 2005 ‘assaggia’ il palco del Festival di Sanremo, esibendosi insieme a Paolo Meneguzzi in Non capiva che l’amavo durante la serata dedicata ai duetti. Si ripresenta all’Ariston l’anno dopo, questa volta in gara nella categoria Uomini, con il brano Sparirò, struggente ballad sulla fine di un amore. Luca viene eliminato ma la canzone riscuote notevole successo. Esce l’album La vita è strana che contiene, oltre a Sparirò, anche La ricetta del campione e L’isola degli sfigati, brano in cui il cantautore ironizza sui reality show (in particolare L’isola dei famosi, programma al quale Luca prenderà parte nel 2011). Fa parte dell’album anche il brano Se provi a volare, la versione italiana di Breaking Free, colonna sonora del primo High School Musical.

Il terzo album, 300 all’ora, esce nel 2008. Dall’album vengono estratti solo due singoli, Magica e Fragole, ciliegie e miele. Si tratta dell’ultimo disco che l’artista pubblica sotto l’etichetta Sony BMG. Dal 2009 Luca Dirisio si avvicina a uno stile più brit pop e avvia una collaborazione con l’etichetta discografica Ultrasuoni e con il produttore svedese Martin Terefe, uno dei migliori 10 produttori del mondo secondo Billboard (ha lavorato con Train, Craig David e James Morrison). Il primo frutto di questa collaborazione è il singolo Nell’assenzio che esce a fine luglio 2010 e diventa highest climber secondo Music Control, ovvero la new entry più alta della settimana per numero di passaggi e incremento di ascolti in radio. Il singolo fa parte dell’album del 2011 Compis (A Pretty Fucking Good Album), pubblicato sotto l’etichetta Compis Factory. Vengono estratti successivamente i singoli La Pazienza e La Musica è in Coma.

Nel 2012 scrive il singolo di debutto della band Fourone, Oggi ho conosciuto te, incisa a novembre dello stesso anno. A luglio pubblica con Universal il singolo estivo Dentro un’altra estate e a novembre, in free download, il brano Non esistono. Da questo momento in poi Luca prende un pausa di ben 4 anni. Torna alla carica nel 2016 con un tour europeo sotto l’agenzia Rock Concerti e pubblica il singolo Come neve, prodotto da Ketra e Takagi (gli stessi di Roma-Bankok e Vorrei ma non posto, vi dicono niente?). Nel 2017 esce il toccante brano sul tema del femminicidio, Mentre te ne vai.

Tra Compis e il nuovo album in studio passano ben 8 anni, ma l’attesa vale il risultato: Bouganville, uscito a ottobre 2019, è decisamente un ritorno in grande stile, anticipato già a marzo dal singolo La mia gente, un brano intenso e grintoso dedicato alla forza del popolo abruzzese (qui il video musicale). Sul brano Luca dichiara: ‘Questa canzone è la voce degli abruzzesi che urlano sotto le macerie dell’Aquila e di Rigopiano, è la voce e il coraggio della brigata Majella durante la resistenza, ma anche, anzi soprattutto, la voce della gente comune che si rialza e non si arrende, la voce di un cantautore abruzzese che crede e ama tutto questo’. Segue, a fine agosto, il brano Come il mare a settembre.

Il nuovo album Bouganville è dedicato a un amico dell’artista scomparso prematuramente ed è prodotto dal Giuliano Boursier dei primi tre album. Ritroviamo in questi nuovi brani un Luca fedele a sé stesso e nel contempo decisamente maturato (dopotutto ormai ha 41 anni), ma soprattutto un cantautore che ha ancora parecchio da raccontare.

E voi ascoltavate Luca Dirisio? Cosa ne pensate del suo nuovo progetto?

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Che fine hanno fatto #1 – Paolo Meneguzzi

Oggi inauguriamo su Smells Like Queen Spirit la più nostalgica delle rubriche. In Che fine hanno fatto parleremo di artisti che hanno riempito i pomeriggi post scuola di noi ragazzine nate intorno al 1990 e che son pian piano spariti dalle radio. Oggi ripercorriamo la carriera di Pablo ‘Paolo’ Meneguzzi, il sex symbol con la faccia da bravo ragazzo da due milioni di dischi venduti che ci faceva sospirare davanti alla Mtv di un tempo, quella dei video musicali, di Scrubs e Total Request Live. 

Non tutti sanno che la carriera dell’artista Ticinese inizia in Cile. Paolo partecipa infatti al Festival Viña del Mar nel 1996 come rappresentante dell’Italia e lo vince, diventando una star della musica sudamericana. Il debutto in Italia avviene soltanto nel 2001, quando Paolo si unisce alle nuove proposte del Festival di Sanremo con il brano Ed io non ci sto più, arrivando settimo. Non è certo un inizio con il botto, ma recupera quella stessa estate vincendo Un disco per l’estate con la canzone Mi sei mancata.

Nel 2002 pubblica il singolo di successo In nome dell’amore, ma è il 2003 l’anno della consacrazione. Il singolo Verofalso monopolizza le radio, stessa cosa che accadrà con Lei è, il brano dedicato a sua madre. Lei è darà anche il nome all’album, il secondo in italiano dopo Un sogno nelle mani. Nello stesso anno prende parte al Vodafone Live Tour organizzato da RTL 102.5 e partecipa assiduamente al Festivalbar, come anche nel 2004. Il 2004 è anche l’anno della seconda partecipazione al Festival di Sanremo, stavolta nella categoria Big, con Guardami negli occhi (prego) che gli vale il quarto posto nella classifica finale. Torna al festival anche nel 2005 con Non capiva che l’amavo. Non arriva in finale, ma il brano riscuote grandissimo successo. Nello stesso anno esce il terzo album Favola al quale Paolo fa seguire un omonimo tour tra Svizzera e Italia.

La quarta partecipazione al festival è nel 2007 con il brano Musica. Arriva settimo, ma ottiene le lodi di Pippo Baudo, che definisce il brano ‘il manifesto del festival’. Musica è anche il titolo del quarto album, uscito a marzo. Partecipa per la quinta e ultima volta al festival nel 2008, classificandosi sesto con il brano Grande, scritta insieme a Gatto Panceri. Segue a questa partecipazione l’uscita del quinto album, Corro via. Qualche mese dopo calca invece un palco internazionale, quello dell’Eurovision, dove rappresenta la Svizzera con il brano Era Stupendo, arrivando in semifinale. Nel 2009, dopo 8 anni di successi in Italia, Paolo decide di concentrarsi di nuovo sul resto del mondo, tentando una conquista del mercato discografico statunitense con l’album Mùsica, per poi tornare al mercato italiano nel 2010 in una nuova veste elettropop. Esce l’album Miami, anticipato da singolo Imprevedibile. Nel 2011 celebra dieci anni di sfolgorante carriera in Italia con una raccolta, Best of: sei amore

Negli anni successivi la visibilità di Paolo diminuisce considerevolmente, ma il cantante non smette di fare musica. E’ attivo nel mercato statunitense e sudamericano, partecipa all’album benefico di Enzo Iacchetti Acqua di Natale e, dopo diversi slittamenti, nel settembre 2013 esce l’album Zero, anticipato dal singolo Fragile. Fragile porta la firma del cantautore Tony Maiello ed è scaricabile in formato digitale già dal settembre del 2012. Fa parte dell’album Zero anche il brano La vita cos’è, al quale hanno collaborato Matt Howe (tecnico di Elton John, Michael Jackson e di Meneguzzi) e Max Marcolini (chitarrista e arrangiatore per Zucchero). Il 2014 vede Paolo impegnato in una serie di tour: comincia con una mini tournée in Cile, prosegue con l’estivo Fantastico Zero Tour in Italia, chiude con un tour in sud America. Nel 2015 si dedica a un progetto diverso, l’apertura della Pop Music School a Mendrisio, suo paese d’origine, non trascurando la scrittura di nuovo materiale, sebbene limitato ad alcuni singoli sparsi: Sogno d’estate (2016), Lunapark (2018) in collaborazione con il rapper ticinese Maxi B, Estate rock & roll (2018) realizzata con il cantautore Simone Tomassini (che in molti ricorderanno solo come Simone), Supersonica (2019).

Il 3 aprile 2020 pubblica sul suo profilo Instagram un video di qualche secondo in cui annuncia l’uscita del suo nuovo singolo Il Coraggio aggiungendo ironico <<non ditelo a nessuno, tanto nessuno ci crede>>. Il video impazza sui social, tra chi crede sia un pesce d’aprile in ritardo e chi commenta i segni del tempo sul suo volto. Paolo oggi ha 43 anni, è padre e ha persino comprato un bar. Appare certamente diverso da come ce lo ricordavamo ma, si sa, il tempo passa per tutti.

Qui potete vedere il video di Il Coraggio, che Paolo ha girato in casa sua insieme a suo figlio Leonardo.

Anche voi canticchiate ancora le canzoni di Paolo? Quali artisti vorreste vedere prossimamente protagonisti della nostra rubrica?

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