Rising Sounds: Un’eruzione di creatività, influenze e passioni oltre le divergenze. Amici, musicisti, sognatori. Conosciamo i WaterCrisis.

Da uno stoner puro ad un rock ricco e pieno di influenze. Un vulcano di creatività, un’amicizia quasi decennale. Ve li presentiamo oggi, per Rising Sounds. Ecco a voi, i WaterCrisis.

Primo giorno di zona arancione in Campania. Lavoro al pc per qualche ora, prima di incontrare la band da intervistare. È un lunedì iperattivo, sono in attesa di una consegna da Bartolini. Arrivano le 12:00, accendo Skype.

I Watercrisis, di fronte a me, non sono al completo, ma sono i tre membri “più anziani” del gruppo, Caterina, Francesco e Antonio. Il loro attuale batterista, Simone, si trova nei Paesi Bassi. Chiacchieriamo un po’ del più e del meno, e poi a bruciapelo inizia l’intervista, in sottofondo, si sente una tromba suonare e dall’esterno, un cane che abbaia.

Nome collettivo: WaterCrisis. Un nome, in questi tempi critici per il pianeta, dolorosamente attuale. C’era un intento particolare dietro la sua scelta?

Caterina: Anche se ci associano spesso alla tematica “siccità”, e sappiamo quanto sia importante soprattutto in questo periodo, la scelta del nome non c’entra nulla con la questione ambientale. Più che altro, è una metafora per rappresentare l’ambiente in cui ci troviamo, un po’ arido a livello di stimoli, idee, motivazione…un clima un po’ secco. Con la nostra musica, volevamo dare un contributo vero, sincero, con la speranza di tenere vivo il mondo che ci circonda.

Francesco: Il nome si avvicina di più alla sfera del nostro genere (Stoner Rock), più che alla questione ambientale. Anche se a dire la verità, adesso non facciamo più solo quello, stiamo cambiando parecchie cose. Abbiamo molte influenze diverse, proviamo a metterle insieme.

Vi presentate per Rising Sounds?

Antonio: Antonio Castaldo, bassista del gruppo, un po’ tutto fare. (Ridiamo un po’ tutti, la mia gatta Heaven prende parte alla conversazione contribuendo all’ilarità generale).

Caterina: Manager, oltre che bassista! Si occupa di marketing, social, fa tutto lui.

Antonio: Cerco di risparmiare per la band, di cui poi in realtà faccio parte anch’io. Lo faccio solo per questo in realtà!

Francesco: Sono Francesco, il chitarrista. Scrivo le canzoni. E cago il ca**o a loro due.

(Ridiamo ancora, e ho il sentore che durante quest’intervista ci divertiremo parecchio) Scrivi le canzoni da solo?

Francesco: No, assolutamente no!

Antonio: La maggior parte sì, però.

Caterina: Struttura, armonia, spesso sono opera sua.

Francesco: Anche se devo dire che ultimamente ho cambiato modo di fare. Prima era più un lavoro individuale, ora cerco di farlo insieme a loro. I testi attualmente li scrive Caterina. Prima facevamo a metà. Adesso magari dico a Caterina l’idea che ho in testa e lei scrive. Siamo diventati anche più veloci nella scrittura.

Richiesta catchy: Descrivetevi in tre parole.

Caterina: Beh, diciamo che se mi vengono in mente solo insulti è un problema. (Ridiamo tutti) Distratta, impulsiva.

Antonio: Ritardataria!

Caterina: Ma devo dirle io, le parole! (Ridiamo) Sono distratta, impulsiva, e molto sensibile.

Francesco: Io, come ho detto anche prima, sono un cagaca**o, molto irascibile, e una cosa positiva ditela voi! Non mi vengono le cose positive.

Credo sia l’imbarazzo della telecamera. (Naturalmente, come ormai da un anno e più, siamo in video-call).

Francesco: No, dai, la cosa positiva è che mi vengono molte idee. Di queste molte vengono scartate, ma poi ce c’è almeno una buona.

Antonio: E io come posso descrivermi? Allora…sono molto socievole, preciso, e intraprendente.

Okay, allora sei assunto!

Antonio: Diciamo che tra noi ci equilibriamo a vicenda.

Francesco: Siamo una sorta di fabbrica, ci completiamo.

Come si siete avvicinati alla musica?

Francesco: Io mi sono avvicinato alla musica da piccolo. Ascoltavo molta musica diversa, ma ho iniziato a suonare grazie ad un mio amico che si chiama Antonio. Non lui! (Indica Antonio, e ridiamo di nuovo) Un chitarrista. Da lì ho conosciuto Doors, Steve Ray Vaughan, AC/DC, Sum41, ed è iniziato tutto. Sono stato sempre molto affascinato dai generi rivolti verso psichedelia e blues, e cantautorato italiano.

Caterina: Le mie zie avevano un’accademia musicale, quindi ho iniziato a studiare pianoforte quando ero in terza elementare. Poi ho cominciato a studiare canto lirico, ma ero metallara dentro, e mio fratello mi ha fatto ascoltare moltissima musica. Ho iniziato a cantare musica leggera, ho studiato jazz, ma con la band ho iniziato a fare quello che mi piaceva.

Antonio: Devi sapere che di solito mi prendono sempre in giro. Nella mia famiglia, a nessuno interessa della musica. Proprio ieri mio padre mi fa “Ma lo sai che non ho mai comprato un disco?”. Beh, bene, bravo! Mio fratello mi fece ascoltare Afterhours e Verdena, e gruppi simili, ed un amico di mio fratello un giorno, mentre ascoltavo musica house, che era l’unica cosa che conoscevo, mi disse “Tieni, senti questo!”, e così ho conosciuto i Nirvana. Nirvana, Queens of the Stone Age e Nickelback, un trio strano, ma non male come inizio. Crescendo, mi sono appassionato alla musica. Ho conosciuto Francesco ed altri ragazzi che suonavano, a loro serviva un bassista. Io però volevo suonare la batteria! Ma vivo in un condominio ed è impossibile suonare la batteria in un condominio, e così mi sono “accontentato” del basso. Adesso, tornando indietro, non cambierei idea. Suonare il basso ti rende quello che ha più responsabilità in un gruppo, e questo fa anche parte della mia personalità.

Da quanto tempo suonate insieme?

Francesco: Una decina d’anni?

Caterina: Prima del 2015, mi sa. Credo sette o otto anni.

Antonio: Abbiamo sopportato Caterina per tanto tempo.

Caterina: Il sopracciglio si alza sempre di più!

Antonio: No, in realtà adesso non ti sopportiamo più! Ora ci troviamo meglio. C’erano incomprensioni caratteriali.

Francesco: Ci sono ancora, ma adesso facciamo finta di non vedere.

Caterina: Va beh, adesso vi lascio soli e me ne vado.

Antonio: Oggi secondo me siamo così uniti proprio perché parecchie volte siamo arrivati al limite. Ognuno di noi, prima o poi, ha minacciato di lasciare il gruppo. Ma mentre lo dicevamo, qualcun altro organizzava le prove per la settimana successiva.

Come vi siete conosciuti? Cosa vi ha portato alla creazione di una band?

Antonio: Dopo che mi hanno obbligato (sottolinea la parola, e ridiamo tutti nuovamente) a suonare il basso, c’era un’altra cantante. All’improvviso, se n’è andata. Io conoscevo Caterina, e non sapevo nemmeno come cantasse. Vidi un suo video su Facebook di una cover di Rolling in the deep fatta male.

Caterina: Hanno solo belle parole per me.

Antonio: Quello che ci fece confermare Caterina come cantante, fu il fatto che alle prime provò si portò dietro un’amica. Si vergognava, voleva compagnia. L’amica venne alle prove, bevve un bicchiere di vino e vomitò. Quindi da allora, ci innamorammo di entrambe.

Caterina: Praticamente, io suono con loro perché la mia amica ha vomitato. (Ridiamo) Il problema è stato trovare “la nostra voce”. All’inizio non riuscivamo ad accordarci su cosa fare, poi un giorno facemmo la cover di Muori Delay dei Verdena, mentre scrivevamo i primi inediti. Dopo questa cover venne fuori una natura molto più simile a quello che volevo esprimere.

Antonio: Venne fuori una parte di Caterina molto bella. Mi ricordo, quando la provammo, ci fermammo proprio, sorpresi, non ce l’aspettavamo.

Francesco: Oggi, ci dicono che la parte “grunge” del nostro gruppo è proprio la voce di Caterina.

Quanto è stato difficile mantenere una formazione stabile nel corso del tempo?

Antonio: Noi abbiamo avuto sempre un po’ di sfortuna coi batteristi. Adesso, il nostro batterista, Simone, è in Olanda perché è partito per l’Erasmus. Però, visto che avevamo in programma la registrazione di alcuni brani in acustico, quindi abbiamo deciso di registrare comunque e chiedere ad un altro batterista di suonare, Pasquale Renna. I risultati sono stati davvero buoni.

Francesco: Pasquale ha dato proprio un colore diverso ai brani, ma diverso nel senso giusto.

Antonio: All’inizio, avevamo paura di non riuscire a comunicare bene con un professionista. Invece le cose sono andate ben oltre alle aspettative. Anche perché Pasquale ha proposto molte cose, e a me piace molto chi ha iniziativa. Col batterista prima di Simone non c’è stato molto feeling, purtroppo. Non siamo riusciti a carburare insieme. Simone parla molto, e spesso siamo in disaccordo, ma comunque mi piace molto lo scambio di opinione.

Caterina: Ha molte idee, anche oltre la batteria. È molto più vicino a com’era la nostra formazione con Bob, il nostro vecchio batterista.

Antonio: Sì, Bob ha lasciato il gruppo prima della promozione del disco, e quindi abbiamo avuto molti problemi nella promozione. Gli dobbiamo molto comunque, perché ci ha dato uno slancio creativo. Ma ha preferito dedicarsi alla composizione, e ha seguito le sue inclinazioni.

Caterina: Invece, per quanto riguarda i rapporti tra noi tre, per quanto spesso possiamo litigare o non andare d’accordo, comunichiamo molto. Parliamo spesso, e quindi proprio per questo riusciamo a superare tutti i problemi.

Quando vi siete davvero sentiti pronti per la registrazione del vostro album Sleeping Sickness (2018)? Qual è stata la sua storia?

Francesco: Abbiamo finito i pezzi cinque giorni prima dell’uscita ufficiale dell’album.

Antonio: Sì, poco prima di consegnare la tracklist all’etichetta, ci mancavano cinque brani.

Caterina: Avevamo solo i loro titoli. Cioè, avevamo solo l’idea dei brani. Non eravamo troppo preparati, abbiamo dovuto scegliere un titolo per un brano che non esisteva. Ci siamo sentiti un po’ come quando facevamo i compiti a scuola, avevamo una traccia e dovevamo svilupparla. Uno di questi brani, poi è diventato il mio preferito dell’album.

Antonio: Abbiamo deciso di fare l’album dopo il concerto in cui abbiamo aperto i Lacuna Coil. Eravamo gasatissimi, comunicammo all’etichetta che volevamo fare il disco ma ci mancavano i brani.

Francesco: Avevamo appena fatto Slaughter.

Antonio: La figura di Bob è stata importantissima in questo senso. Suonavamo da lui, in una campagna di Avellino, e provavamo per tantissime ore. Abbiamo composto, trovato il nostro sound.

Cos’è successo dopo il lancio del disco?

Caterina: Qui è arrivata la nota dolente. Abbiamo iniziato a pubblicizzarlo, suonando in giro, ma poi Bob ha deciso di lasciare. Quindi il lavoro del disco è stato messo in stand-by. Abbiamo cambiato due batteristi nel frattempo, e adesso stiamo riprendendo un po’ quei brani. Non vogliamo perderlo, ci abbiamo lavorato molto. Poi adesso, insieme a Simone, stiamo lavorando anche a nuovi progetti. Speriamo di poterli suonare tutti molto presto.

Prima di salutarci, raccontateci qualche episodio della vostra storia di band. Riuscite a trovare un ricordo più bello ed uno più triste da condividere con noi?

Caterina: Io credo che il momento più bello per il nostro gruppo sia stato il concerto di Manduria. Non solo perché aprivamo i Lacuna Coil, ma anche perché eravamo su un palco gigante. Con tantissime persone davanti!

Francesco: Sì, è stato bellissimo arrivare lì il giorno prima, dormire in tenda, sporcarsi di sabbia.

Caterina: Invece, forse il più brutto è stato perdere Bob. Avevamo faticato un po’ per trovare un equilibrio, e poi tutto si è rotto. Però non ci siamo arresi, e adesso siamo ancora insieme, e con Simone al nostro fianco siamo veramente contenti.

Antonio: Finalmente, il nostro batterista sa dove mettere la cassa (Ridiamo tutti)

Prima di salutarci, continuiamo a chiacchierare. Quando chiudiamo la conversazione, mi sento leggera. I WaterCrisis, con la loro amicizia, la loro voglia di crederci ancora, la motivazione che è riuscita a superare tutti gli ostacoli, dimostrano a tutti che la musica è ancora viva. Che non è solo numeri, pubblicità, aridità. E la siccità metaforica che il loro nome richiama, a mio parere, questi ragariescono a sconfiggerla alla grande.

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