“Per essere felici” secondo Marina Rei

Discovery Woman è la rubrica dedicata alle donne della musica. Questo mese abbiamo intervistato Marina Rei: a 25 anni dall’uscita dell’omonimo primo album in italiano, l’artista romana torna con un nuovo importante disco di inediti, a celebrare una lunga carriera e un percorso artistico che l’ha portata ad affermarsi come una delle poche polistrumentiste e autrici del nostro panorama musicale, una performer unica nel suo genere.

A sei anni di distanza da Pareidolia (2014) Marina Rei torna con Per essere felici (et. Perenne), un album di 8 inediti anticipati dal singolo Dimenticarci. Per l’occasione abbiamo intervistato Marina, che durante la lunga e piacevole chiacchierata non ha avuto minimamente paura di mettersi a nudo e di svelare le sue fragilità di donna e di artista, legate soprattutto alla genesi del disco.

E’ per questo che abbiamo deciso di dedicare Discovery Woman di luglio a Marina Rei, una donna determinata e coraggiosa che ha fatto della sua fragilità un punto di forza: potevamo non chiederle la sua ricetta Per essere felici?

Com’è nato quest’album? Nasce dalla mia necessità di rimettermi a scrivere, e di farlo bene. E’ stato un viaggio durato 6 anni, nei quali scrivevo e andavo in giro per i tour. Però poi non ero mai completamente soddisfatta, e quindi riscrivevo ancora… diciamo che è stato partorito dopo tanto, tanto tempo! Ho trovato molti momenti di difficoltà, perché cercavo di capire come fare per scrivere al meglio; e ti assicuro che non è stato facile.

Per essere felici per te è una dichiarazione di intenti o un punto d’arrivo al quale sei approdata? Sicuramente una speranza e un punto di consapevolezza: io non mi sento mai arrivata, anzi a volte sono fin troppo autocritica ed esigente con me stessa. Per essere felici è il punto chiave di questo disco, perché le scelte che si fanno nella vita e quelle che ho fatto durante il mio percorso artistico sono state delle scelte difficili, che mi hanno portato a rinunciare a molte certezze e altrettante comodità, per intraprendere invece un cammino che non sapevo dove mi avrebbe portato. Sapevo che era necessario farlo per me, ma non avevo idea a cosa sarei andata incontro e quali difficoltà avrei dovuto fronteggiare. Ma ciò che mi ha dato la forza di continuare è stata la volontà di essere me stessa fino in fondo.

A quale consapevolezza sei arrivata oggi? Riconosco di essere una persona talentuosa ma questo non basta, perché se fai questo lavoro ti devi sempre confrontare con gli altri: nel momento in cui capisci che l’importante è essere se stessi fino in fondo, allora, forse, puoi dire di essere “felice”, anche se la felicità è qualcosa di molto breve e bisogna faticare tanto per esserlo.

Tra le canzoni di questo album ce n’è una che per te è stata particolarmente difficile scrivere? Lo sono state tutte. Forse quella che è venuta più di getto è stata Dimenticarci, ma le altre sono state tutte più difficili, perché ho cercato davvero di mettermi a nudo e di far emergere quei sentimenti e quei pensieri che spesso e volentieri trascuriamo, per timore di scatenare in noi delle reazioni dolorose.

foto di Simone Cecchetti

L’uscita dell’ album era inizialmente prevista in primavera, ma hai dovuto rimandare tutto a quest’estate. Come hai vissuto il periodo del lockdown? Avevo programmato l’uscita del disco prima del lockdown quindi all’inizio ero disperata, non sapevo bene cosa fare. Poi pian piano è subentrata l’accettazione e infine l’attesa, nella speranza che potesse cambiare presto qualcosa. Avrei potuto aspettare ancora per l’uscita del disco, ma sarebbe stato come lasciare in sospeso un discorso troppo a lungo. Ho preferito, come al solito, l’amore per la musica, anziché l’organizzazione studiata a tavolino. Oggi è ancora tutto molto incerto, ma sono felice di poterlo presentare il 1 agosto a Rosolina Mare (RO) per il premio Amnesty e il 7 settembre alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Nella tua musica hai sempre dato spazio all’universo femminile, e anche in Per essere felici troviamo due ritratti di donne: in Bellissimo, una madre che comprende e affianca; in Comunque tu, una figlia che si distacca da una figura paterna importante, per andare avanti con la propria vita. Quanto di Marina c’è in queste due figure? Tutto direi! Diciamo che il sentimento doloroso del distacco c’è in entrambe le canzoni ma è interpretato da due punti di vista differenti. Alla base, però, c’è sempre questo taglio del cordone ombelicale, un passaggio delicato e doloroso ma che diventa necessario per crescere e andare avanti.

Nei ringraziamenti hai citato Riccardo Sinigallia che hai definito tuo mentore; e in questo nuovo lavoro si avverte la tua volontà di dare spazio alla voce e a un tipo di scrittura più intimo ed essenziale. E’ stato Sinigallia a guidarti verso questa scelta? Riccardo è il mentore di molti, un punto di riferimento del cantautorato italiano molto importante. Lo conosco da più di 25 anni e durante la scrittura del disco mi ha dato molto coraggio nei momenti in cui ero più demoralizzata. Mi ha sempre detto di non mollare e di scrivere quello che volevo dire senza girarci troppo intorno: avere qualcuno che ti da forza, quando ti senti debole, è molto importante e per questo gliene sarò sempre grata.

Ti piacerebbe tornare sul palco del Festival di Sanremo? Certamente! Prima di Sanremo avevo un bagaglio di esperienze in inglese e come vocalist in dischi alternativi. Ma il palco del Festival è stata la mia prima grande esperienza in italiano, un’occasione che non avrei mai immaginato. Ci tornerei con la canzone giusta e Per essere felici, secondo me, era la canzone giusta: quest’ anno avevo tentato di proporla al Festival e purtroppo è stata scartata, ma in ogni caso avevo già progettato l’uscita del disco. Quindi ti dico che andarci “tanto per” non ne vale la pena, ma tornare con la canzone giusta, perché no!

Nel panorama musicale odierno trovi ci sia qualche artista che ti ricorda la Marina del passato? In verità ce n’è più di una e questo mi fa molto piacere! A volte me lo dicono, mi scrivono dicendomi “sembra te”, “sembra che canti tu!”, e in effetti ci sono dei riferimenti chiari. Ma alla fine mi fa piacere, anche se non ti farò nomi!

Hai sperimentato tanti generi e modi di fare musica. Cosa hai in serbo per il futuro? Quale futuro? Il mio futuro è ADESSO, questo disco! Dopodiché se ne parlerà tra altri sei anni! (scoppiamo a ridere entrambe). Devo fare un tour, suonarlo, promuoverlo… insomma IL MIO FUTURO è questo disco!

Quest’anno celebri i 25 anni di carriera. Qual è la lezione più importante che ti ha lasciato la musica? La dedizione alla musica e il duro lavoro ripagano sempre, anche se non come ti aspetti… ma in ogni caso la musica ti ripaga sempre per ciò che fai.

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