5 canzoni di Scrubs che non dimenticheremo mai

Scrubs – Medici ai primi ferri è una serie statunitense diventata iconica, andata in onda all’inizio degli anni 2000 e terminata nel 2010. Uno dei punti di forza di questo show, oltre alla brillante interpretazione del team di attori capeggiato da Zach Braff nei panni del medico specializzando John “JD” Dorian, è sicuramente identificabile nella colonna sonora, una delle migliori in assoluto.

Noi di Smells Like Queen Spirit, amanti delle serie tv e della musica, abbiamo selezionato 5 canzoni che tra tutte, legate alle scene che accompagnavano, ci hanno fatto piangere a dirotto, di gioia o di tristezza.

5) How to Save a Life – The Fray

Nell’episodio ll mio pranzo, il ventesimo della quinta stagione, assistiamo ad uno dei momenti emotivamente più potenti dell’intera serie. Un errore medico causa la morte di tre pazienti con organi trapiantati a partire da un corpo infetto da rabbia. Alla morte di tutti i malati, il Dottor Cox, uno dei personaggi assolutamente più belli e meglio costruiti nella storia della televisione, ha un devastante crollo psico-fisico. Mentre le scene tragiche si susseguono tra le camere dell’Ospedale Sacro Cuore, in sottofondo a scatenare tutte le nostre lacrime, c’è How To Save a Life, della band The Fray. Quelle vite non vengono salvate, mentre JD, il protagonista della serie, tenta di ripescare dalla depressione il suo mentore afflitto, che non perdona sé stesso e chiude l’episodio con il viso stravolto dal dolore.

4) Superman – Lazlo Bane

La sigla di Scrubs è un inno alla vita dell’uomo comune, di chi vorrebbe ma non può, di chi sente il cappio della quotidianità intorno al collo e a volte non riesce proprio a sopportarne il peso. Il verso divenuto famoso in tutto il mondo, I can’t do this all on my own/No, I know, I’m no Superman, ha descritto in maniera dolorosamente perfetta lo stato d’animo che ognuno di noi ha provato almeno una volta nella sua vita.

Curiosità: Superman dei Lazlo Bane fa parte anche di un’altra colonna sonora. Potete ascoltarla anche come sottofondo al film The Tao of Steve (Jenniphr Goodman, 2000).

3) Hey ya! – The Blanks (Outkast Cover)

Dovranno perdonarci gli Outkast, ma una delle cose che accomuna tutti noi fan di Scrubs è sicuramente preferire all’originale la versione di Hey ya! re-interpretata dalla band del nostro Ted (Sam Lloyd), The Blanks, nella quindicesima puntata dell’ottava stagione, La mia anima in fiamme (parte 2).

L’ukulele, le scene ambientate alle Hawaii, i colori, le armonie ritrovate e le riflessioni, per non parlare della confessione di JD che ammette, finalmente, di amare Elliott più di Turk, ci hanno fatto piangere ed emozionare.

2) Winter – Joshua Radin

Scrubs, dalla prima all’ultima stagione, ha tenuto alti i momenti comici senza però trascurare quelli anche molto cupi. È un simbolo senza fronzoli della vita reale, ed è forse questo che l’ha sempre differenziata dalle altre serie tv, perlomeno, per la vicinanza con situazioni assolutamente verosimili o nelle quali, comunque, è piuttosto naturale immedesimarsi.

Quando si perde per sempre qualcuno che si ama, la mente può giocare brutti scherzi. Può negare che qualcosa di così estremamente brutale sia accaduto davvero. Può creare diversivi emotivi, estraniarsi dalla realtà.

È quello che accade nella quattordicesima puntata della terza stagione di Scrubs, Il mio disastro, quando Cox perde il suo migliore amico, Ben. Mentre Winter di Joshua Radin suona in sottofondo, Cox ride e nega di trovarsi al funerale di Ben, immagina di parlare con lui, e quando una semplice domanda, Dove crede che siamo?, gli viene posta, ecco che crolla l’illusione, e le lapidi del cimitero vengono introdotte nella scena che si chiude poi con la funzione e i presenti, vestiti di nero.

1) The Book of Love – Peter Gabriel

L’ultima fantasia di JD, che chiude la puntata finale, ci mostra tutti i suoi sogni, dal matrimonio con Elliott a toccanti momenti vissuti con Turk, e i loro bambini divenuti adulti. A completare la bellezza e la perfezione di questo frammento, The Book of Love, un brano di Peter Gabriel che potrebbe essere tranquillamente considerata tra le più belle canzoni sul vero amore mai scritte. La ascoltiamo, coi suoi archi, le parole di devozione, mentre le scene dei desideri e dei sogni di JD scorrono sul suo viso come diapositive di filmini domestici, che forse un giorno saranno veri. Di quei filmini che ognuno di noi ha a casa da qualche parte, e ogni tanto riguarda, per rivedere chi c’era ed ora non c’è più, per ricordare com’era, per capire sé stesso e sognare come sarà.

E chi dice che non accadrà? Chi può dire che le mie fantasie non si avvereranno, almeno questa volta?

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