Rising Sounds: Saverio D’Andrea

Rising Sounds è la rubrica di SLQS dedicata agli artisti emergenti!

Che Saverio D’Andrea fosse un cantautore davvero in gamba lo sapevo già da quando ho ascoltato per la prima volta una sua canzone, nel 2017. Ma solo quando ho avuto la possibilità di intervistarlo mi sono resa conto di trovarmi di fronte a una persona speciale: umile, colto e innamorato del suo mestiere. Nel 2019 è uscito il suo primo disco, Anatomia di una colluttazione, prodotto da Valter Sacripanti per l’etichetta Isola Tobia Label. Si tratta di un lavoro di gestazione durato anni, pianificato e vissuto momento per momento. Un disco d’esordio che esprime appieno la personalità trascinante del musicista campano e in cui potrete ritrovare persino voi stessi.

Nel 1996 eri in quarta elementare e hai scritto la tua prima canzone. Eh si! Mi pare di ricordare che il titolo fosse “L’amore sotto la pioggia”. Tuttora conservo dei resti di quelle prime canzoni, filastrocche e poesie, ho iniziato davvero prestissimo! Mi venivano in mente anche dei motivetti, ma non sapendo come suonarli, registravo tutte le melodie su un walkman. Diciamo che in quella prima fase si trattava di canzoni che stavano perlopiù nella mia testa.

Insomma sei stato un bambino prodigio. Non direi! (ride) Non sono stato particolarmente disciplinato nello studio della musica… a 5 anni ho preso le prime lezioni di violino ma dopo 7 anni ho abbandonato; però una cosa che non mi ha mai abbandonato è la scrittura: non ricordo la mia vita senza scrivere canzoni! Per me è il modo più naturale di esprimere quello che ho dentro.

C’è un episodio in particolare che ricordi, legato al momento in cui hai deciso che la musica sarebbe stata la tua strada? Per me la musica è sempre stato un punto fermo, non è mai stata una scelta, fa parte di me. Qualsiasi cosa io faccia è sempre la dimensione nella quale mi esprimo meglio. Nel corso del tempo ho iniziato a lavorare come insegnante e questo mi ha permesso di accumulare delle risorse da investire proprio nella musica; ma anche nel mio lavoro da insegnante non posso farne a meno: quando lavoro con le mie classi attingo sempre dalla musica perché mi viene davvero naturale.

Oltre a essere un musicista sei anche un linguista e dai tuoi testi si percepisce un’ accurata ricerca linguistica nella scelta delle parole. Però tu scrivi anche in inglese e spagnolo. Quale tra queste lingue ti da più soddisfazione? Attualmente scrivo in italiano perché sono arrivato a un tipo di scrittura molto “realista”, nel senso di una scrittura legata ai dettagli della quotidianità e mi viene naturale farlo nella mia lingua madre. In passato ho scritto tanto in inglese e a volte in spagnolo, non solo per me stesso ma anche per alcuni artisti emergenti che me lo hanno chiesto. Ogni lingua contiene in sé un mondo musicale proprio e la sfida è quella di tradurre in musica un testo e una melodia che hanno già un impianto preciso nella lingua di partenza. Gli adattamenti testuali non sono facili, ma a me diverte farli proprio per questo.

Nel 2019 hai pubblicato il tuo primo album, Anatomia di una colluttazione. Come mai la scelta di questo titolo? Il titolo nasce dal desiderio di analizzare bene cosa succede quando finisce una storia d’amore importante. Anatomia è il termine che indica lo studio minuzioso del corpo umano, mentre la colluttazione è uno scontro fisico. Avevo in testa l’idea di uno scontro-incontro tra due persone e la scelta del titolo mi serviva a tradurre l’idea dell’album. La foto di copertina con la mia immagine frammentata invece si comprende solo arrivando alla fine del disco: se nelle prime 9 tracce si racconta dello scontro tra due persone che si amano, in Le poesie sulla sedia, l’ultimo brano dell’album, all’improvviso si capisce che la colluttazione sta avvenendo tra me e me. Solo dopo che abbiamo guardato dentro noi stessi e abbiamo analizzato la situazione nel dettaglio, sono convinto che siamo pronti per iniziare una relazione e finalmente guardare l’altro.

In questi anni hai vinto tantissimi premi e riconoscimenti. Qual è stato quello che ti ha fatto più piacere ricevere? Ho sempre vissuto ogni riconoscimento con grandissima gioia, ma quello che per me ha significato davvero molto è sicuramente il Premio Mia Martini, che ho vinto nel 2013 in qualità di autore della canzone “Il tuo respiro”, interpretata da Rosa Chiodo.

Esiste invece una canzone di qualche autore che quando hai sentito la prima volta hai pensato “avrei voluta scriverla io”? Almeno tu nell’universo. Ero molto piccolo e quando l’ho sentita la prima volta ho pensato: “questa è la canzone più bella del mondo e della storia!” Tutt’oggi penso sia così, perché quando l’ascolti ti colpisce direttamente al cuore! Il segreto di questa canzone è il fatto di sembrare semplice e di grande fruibilità, ma in realtà è molto complessa per composizione e scrittura. Credo sia davvero un pilastro della musica italiana.

Hai avuto modo di formarti con tantissimi professionisti: Francesco Gazzé, Pier Cortese, Bugo, Mogol, Francesco Bianconi, solo per citarne alcuni; chi tra loro ti ha trasmesso di più e chi invece ha deluso le tue aspettative? Riccardo Senigallia (cantautore romano, fondatore dei Tiromancino) è la persona che mi ha trasmesso di più e che mi ha dato tantissime dritte sulla scrittura. Gli spunti di riflessione che mi ha lasciato sono stati dei suggerimenti preziosi che ho messo in pratica per la scrittura del mio disco. Ho conosciuto tanti altri professionisti e ognuno di loro mi ha trasmesso qualcosa, non c’è stato ancora nessuno che abbia deluso le mie aspettative.

Durante la quarantena non ti sei fermato un attimo: hai appoggiato iniziative importanti, come 100 palchi aperti per Emergency. Supportare una realtà così importante come Emergency mi ha reso davvero felice, l’ho trovata una cosa bella e giusta da fare. E poi è stato bello sentirsi parte di un grande abbraccio collettivo, perché hanno aderito tantissimi artisti napoletani e campani, tutti uniti con Emergency, una realtà no profit che si batte per il diritto alla vita e alla salute di tutti gli esseri umani.

Hai progetti per l’immediato futuro? Con la mia etichetta discografica abbiamo lavorato alle riprese del videoclip Superpoteri e dopo l’estate uscirà questo nuovo singolo accompagnato dal videoclip. Per me si tratta di un lavoro davvero significativo, perché penso che questa canzone sia una delle più belle che abbia scritto in Anatomia di una colluttazione. E poi è stato girato in viaggio, in due terre che amo tantissimo, l’Abruzzo e la Sicilia. Emanuele Torre, il videomaker che l’ha curato, ha fatto davvero un ottimo lavoro. Non vedo l’ora di condividerlo con tutti!

Qual è il tuo sogno più grande da realizzare? Questa è una domanda difficilissima ma ti risponderò come disse Beyoncé: “My dream is to be happy!” Mi piacerebbe tantissimo poter suonare a contatto diretto con la natura, perché vivendo in città questo mi manca. E poi viaggiare: se riuscissi a coniugare le due cose per me sarebbe un grande viaggio. Ecco cosa sogno: un grande viaggio.

Ti è piaciuta l’ intervista? Lascia un commento e seguici sui nostri social. Ci trovi su FacebookInstagram e Twitter.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...