La rivincita di Bugo: la recensione del nuovo album “Cristian Bugatti”

Non fatevi ingannare dal suo aspetto mite: dopo vent’anni di carriera nel circuito della musica alternativa, il cantautore novarese si è rotto i coglioni e ha deciso che è arrivato il suo momento

Prima di mettermi a scrivere questo articolo ho fatto un rapido refresh sulla sua vita precedente, prima cioè che avesse la geniale intuizione di partecipare al 70° Festival di Sanremo.

E ho scoperto che Cristian Bugatti, alias Bugo, vanta una carriera ventennale, fatta di canzoni in stile punk-grunge che hanno segnato il passaggio dalla canzone impegnata di fine millennio alla disillusione degli anni 2000. Bugo è stato uno dei primi autori indie della musica italiana e, anche se agli inizi della sua carriera pubblicava album con la Universal Record , non gli è mai fregato niente di diventare famoso. Ha continuato a cantare quello che gli pareva: Ne vale la pena, Pasta al burro e Io mi rompo i coglioni. Nel 2008 arriva la svolta elettronica con l’album Contatti. Il primo singolo estratto è C’è crisi: Bugo inizia a farsi conoscere anche dal pubblico mainstream, ma rimane sempre un po’ in disparte. Negli anni successivi si dà alle arti visive. Abbandona la musica per qualche anno, fino al 2015, quando si rimette a scrivere canzoni e a fare concerti in giro per l’Italia. Ma abbiamo dovuto aspettare Sanremo 2020 prima di capire davvero con chi avevamo a che fare.

Nessuno mi toglie dalla testa che la scena di Bugo che abbandona il palco del Festival, visivamente irritato dall’atteggiamento di Morgan, sia stata una montatura geniale per portare tutta l’attenzione su di un brano che di sanremese aveva ben poco. Ma che Bugo si fosse rotto i coglioni (vuoi per Morgan, vuoi per il pubblico che non lo ha mai capito fino in fondo) mi è diventato palese nel momento in cui ho ascoltato il suo nuovo album.

E qui finalmente vi parlo di questo gioiellino.

Cristian Bugatti. Lo ha intitolato così, semplicemente firmandosi con nome e cognome. Il disco è uscito il 7 febbraio 2020 per la Mescal, etichetta discografica indipendente fondata da Valerio Soave e Luciano Ligabue. Nella foto di copertina Bugo è seduto su una sedia; le braccia penzoloni e il volto serioso non lasciano adito a dubbi: a 47 anni Cristian Bugatti ha deciso che era arrivato il momento di prendersi una rivincita, pubblicando il suo nono album in studio, come nove sono le tracce che compongono l’ album, “classico, ma molto 2020”, ha dichiarato lui stesso alla rivista Leggo.

La tracklist

Quando impazzirò – Non mi ha fatto impazzire la scelta di questa canzone in apertura. Ma il motivetto allegro e le esternazioni nonsense hanno il potere di entrarti in testa e di rimanerci a lungo.

Sincero (feat. Morgan) – In principio fu Morgan a fargli da spalla. Poi, dopo la memorabile lite, Nicola Savino ha preso il posto dell’amico traditore. E, a essere sincera, mi piace pure di più, anche se resterà per sempre impressa nei nostri cuori la versione galeotta di Morgan, che portò all’esclusione dalla gara e all’abbandono del palco da parte di Bugo in diretta televisiva.

Come mi pare – questo brano potrebbe diventare il prossimo tormentone estivo. Bugo sceglie il parlato alla Lucio Battisti e una melodia funk dal vago sapore dance. Il testo è un manifesto di intenti: ballo, mangio, rido e parlo come mi pare. Come piace a me.

Al paese – questa è decisamente la mia preferita. Una piccola poesia di 3.38 minuti nella quale Bugo descrive la vita di provincia, che scorre via tra pettegolezzi e banalità. Eppure, quando si lascia il paese, poi ci si ritrova a guardare l’autostrada sognando di ritornare.

Che ci vuole – Canzone-profezia? Fate voi: Che ci vuole a tirarsela un po’/ basta dire che Sanremo fa cagare/ che ci vuole a diventare famosi/
basta un vaffanculo in tv
.

Fuori dal mondo – Quando l’ho ascoltata la prima volta me ne sono innamorata subito. Una dichiarazione d’amore alla sua donna in pieno stile Bugo. Vi metterà subito di buon umore!

Mi Manca (feat. Ermal Meta) – Lacrimoni dall’inizio alla fine. Probabilmente se fosse andato a Sanremo con questa canzone e con Ermal Meta avrebbe stra-vinto.

Un alieno – In questo brano c’è una semplice ammissione: sono un alieno. Che ci faccio su questo pianeta?/ Sono un alieno/ ma non mi dite che questa è vita/ tra le zanzare e ritmo latino/ il cocktail con l’ombrellino...

Stupido, eh? – La traccia più lunga del disco (6.12 minuti) conclude l’album alla grande. Il riferimento a Battisti (le tastiere, la chitarra, la voce) è ancora più evidente, ma alla fine dell’album sono certa che Bugo vi avrà conquistato con la sua ironia e il non prendersi mai troppo sul serio.

E voi, lo avete già ascoltato? Cosa ne pensate del nuovo album di Bugo?

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