Rinascere a vent’anni: La Storia di Wes Montgomery

English version below.

1943. Un brano di Charlie Christian risuona nell’aria, mentre un giovane uomo danza con sua moglie tra le braccia.

È questo l’esatto momento in cui la sua vita viene completamente stravolta.

Sì, decide, comprerò una chitarra a sei corde ed imparerò a suonarla. Diventerò come lui.

E, la promessa che quella notte il diciannovenne Wes Montgomery fece a sé stesso, gli assicurò un posto eterno nel pantheon dei mostri sacri nel mondo del jazz.

Indianapolis. Il 6 marzo 1923 nasceva John Leslie Montgomery, che sin da bambino viene chiamato da tutti Wes.

Suo fratello Monk, dopo aver lavorato e risparmiato abbastanza, gli regalò una chitarra a quattro corde.

Monk era convinto che Wes avesse tutto il potenziale per diventare davvero bravo, ma all’inizio il piccolo Leslie si rivelò un chitarrista piuttosto mediocre.

Fu soltanto dopo aver ascoltato Charlie Christian per la prima volta che iniziò davvero a dedicare la sua vita alla musica. Acquistata una nuova chitarra, a sei corde questa volta, per un anno intero passò le notti e i giorni a studiare gli assoli e le linee chitarristiche di Christian, dimenticando tutto ciò che aveva imparato prima di allora.

Il sangue sulle dita non contava, né la stanchezza, né il dolore. Wes aveva adesso un solo obiettivo: diventare il migliore.

Era possibile? In fondo aveva già quasi vent’anni, e per giunta non aveva mai imparato a leggere uno spartito.

Non voleva neppure diventare un musicista, anzi.

E allora cosa lo spinse a continuare, senza mai arrendersi? Cosa lo alimentò, portandolo a sacrificare tutte quelle ore della sua vita disciplinandosi in maniera quasi cieca?

Fu un desiderio viscerale di riuscire a replicare su quelle corde ciò che lo aveva folgorato. Quella brama lo alimentò e lo mosse come solo le passioni più autentiche sanno fare.

Per evitare di disturbare il vicinato, presto abbandonò anche il plettro. Imparò così a suonare col pollice, e le sue mani col tempo, pizzicando le corde con dolcezza, crearono un suono più morbido e caldo, delineando lo stile inconfondibile che milioni di chitarristi nel futuro avrebbero provato ad imitare (suoi “discepoli artistici” sono, tra gli altri, George Benson, Larry Carlton, Pat Martino).

Il primo disco fu registrato con la Pacific Jazz, negli anni ’50. Cannonball Adderley, stregato dalla sua bravura, lo convinse a registrare con la Riverside, una delle più prestigiose etichette dell’epoca.

Il 1960 fu il suo anno: venne eletto Miglior Musicista Jazz Esordiente dalla rivista Down Beat e Billbord lo nominò Musicista Jazz Più Promettente Dell’Anno.

Il 1961 è l’anno che lo vide al fianco di John Coltrane sul palco del Monterey Jazz Festival.

Nel 1965 viene registrato lo storico album Smokin’ at the Half-Note, in quartetto con Wynton Kelly.

La stella del bebop morì improvvisamente nel 1968 a causa di un attacco cardiaco, durante le registrazioni del suo ventitreesimo album. Aveva 45 anni.

Wes Montgomery se ne andò lasciando una traccia indelebile nella storia del jazz.

Ma il suo fu anche un esempio di vita e di totale abnegazione, che da ogni parte gridava, e che ancora continua a gridare oggi e lo farà sempre. L’amore per la musica, quando è puro, quando è reale, può scardinare le convinzioni della società, anche se ormai sei adulto, e non te lo aspettavi, ma un fuoco sacro ti anima sin dal midollo ed incominci ad inseguire il tuo sogno a vent’anni. E tutto ad un tratto, sei diventato un dio.

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Rebirth at 20: The Story of Wes Montgomery

1943. A Charlie Christian’s track is playing in the background, while a young man is dancing with his wife between his arms.
In this very moment, his life changes forever.
Yes, he decides, I will buy a six-string and I will learn how to play it. I will be good just like him.
And the promise that the 19-year-old Wes Montgomery he made with himself, assured him his own place on the Olympus of the great jazz musicians.

Indianapolis. John Leslie Montgomery was bornonMarch 6th 1923, everybody called him Wes.
His brother Monk, after working and saving enough money, gave him a four-string guitar. Monk believed that Wes could become a really good guitarist, but in the beginning young Leslie he wasn’t very good.

Only after having heard Charlie Christian for the first time, he dedicated his life to music. He bought a new guitar, a
six-string one this time, and he spent every night and day in nearly a year practicing and learning Christian’s guitar lines and solos, forgetting every thing he had learnt in the past.

The blood on his fingers, the fatigue, the pain didn’t matter. Wes had only one goal now: to become the best.

But was it possible? After all, he was about to turn 20, and he had never learnt how to read a music sheet.

And to be honest, he didn’t really want to become a musician in the first place.

So, what moved him, and gave him the strenght not to give up? What to spend all that hours sacrificing his own life for?
It was a visceral desire to replice on his own strings what he found himself fond on. That desire gave him power, such as only the real passions in life can do.

In order to avoid disturbing the neighborhood, he decided to leave the pick. Soon, he learnt how to play with his thumb, and his hands made a delicate and warm sound, developing his famous fringer picking technique, that millions of people tried and still are trying to emulate (among the others, George Benson, Larry Carlton, Pat Martino).

The first album was recorded with Pacific Jazz Records label in the 1950s. Cannonball Adderley, bewitched by his talent, convinced him to record something with Riverside Records, one of the most famous and prestigeous labels of the
time
.

1960 was his year: he was elected The Best Jazz Newcomer by Down Beat magazine and Billbord named him The Most Promising Jazz Instrumentalist of the year.

In 1961 he played at the Monterey Jazz Festival, alongside with John Coltrane.

In 1965 was recorded the famous album Smokin’ at the Half-Note, in a quartet formation with Wynton Kelly.

The rising star of bebop died in 1968 due to a heart attack, while recording his 23rd album. He was 45 years old.

Wes Montgomery left an indelible mark in the history of jazz.

But his was also an example of life and total self-denial, which screamed from all sides, and which still continues to scream today and will always do so.

The love for music, when it is pure, when it is real, can undermine the convictions of society, even if you are an adult now,
and you did not expect it, but a sacred fire animates you right from the core and you begin to pursue your dream in your 20s. And all of a sudden, you find yourself being a god.

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