Marzo, 1943: nel nome dei Lucio

Un’ insolita combinazione di astri si disponeva sui cieli dell’ Italia tra il 4 e il 5 marzo 1943, preparando la strada a una rivoluzione in ambito musicale che non avrebbe avuto la forza di una deflagrazione. Sarebbe stata più simile a una goccia che scava la roccia e per manifestarsi avrebbe atteso tempi più maturi. Che voi vogliate crederci o meno, a poche ore di distanza, in quel marzo del ’43 nascevano due stelle che avrebbero cambiato le sorti della musica leggera italiana. Da un lato Bologna, “la Rossa, la Dotta e la Grassa”; dall’altro Poggio Bustone, un borgo in provincia di Rieti. Eppure i due bambini prodigio avevano già una cosa in comune, omen nomen: Lucio Battisti e Lucio Dalla avrebbero, di lì a poco, illuminato il panorama musicale italiano e avrebbero condiviso un modo di concepire la musica che li ha resi gli anticipatori indiscussi della modernità nella canzone, una modernità che in Italia stentava ancora ad arrivare.

Frequentavano ambienti diversi e forse non si sono mai incontrati di persona. E proprio l’ambiente sarà il punto di origine per capire la loro musica. Dalla era nato in una città energica, sempre in movimento e con tante cose da raccontare. E saranno Bologna e i suoi vicoli a fornirgli l’ ispirazione per musica e testi. Amava la vita, amava la gente e aveva un amore sfrenato per il jazz e Giacomo Puccini. Battisti, al contrario, era un figlio di provincia, venuto dal paese. E il paese, si sa, è restío ai cambiamenti. Era quindi un ragazzo introverso e riservato e le sue canzoni hanno tutte il sapore della quotidianità, semplici, immediate ma mai banali.

La prima volta che Battisti è salito su un palco non voleva neanche farlo, ma quando è sceso era già diventato una star. Il suo caro amico Giulio Mogol lo ha definito “un matematico con la passione per la matematica”. E anche il suo modo di lavorare rispecchiava questa sua indole: registrava una canzone in 4 o 5 modi diversi e alla fine sceglieva sempre quella più originale.

Lucio Dalla aveva un continuo bisogno di cercare nuovi stimoli e per farlo si addentrava in generi musicali sempre diversi, collaborando e duettando con artisti del calibro di Ray Charles. Era un giocherellone e amava la sua città. Dopo la sua morte sono usciti fuori tantissimi video che avevano filmato Lucio suonare insieme ad artisti emergenti o incontrati per strada. La musica era un richiamo irresistibile per un menestrello come lui, che non poteva vivere lontano dalla strada e dal pianoforte.

Lucio Battisti aveva invece un carattere più incline alla riflessione e all’ascolto. Per il disco Anima Latina (1974) aveva avuto una discussione con i tecnici del suono e con Mogol che gli avevano consigliato di alzare il volume della sua voce e abbassare, invece, il volume degli effetti sonori. Battisti si era opposto. “E come faranno a capire le parole della canzone?” gli aveva chiesto Mogol. Lucio aveva risposto che la gente avrebbe prestato più attenzione alle parole, concentrandosi maggiormente sul testo. Voleva stimolare gli ascoltatori a comprendere meglio le parole, perché ascoltare è il contrario di sentire.

Malgrado le differenze caratteriali e musicali, Lucio Battisti e Lucio Dalla sono stati dei grandi sperimentatori. Pur partendo da punti diversi e lontani nello spazio, hanno saputo cogliere le trasformazioni del proprio tempo e interpretarle secondo una personale visione.

Entrambi hanno occupato la scena della musica italiana egemonizzandola e innovandola. Entrambi hanno scritto e composto delle perle musicali che rimangono immutate nel tempo.Entrambi hanno influenzato gli artisti coevi e successivi.

Entrambi ci hanno lasciato troppo presto.

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